Recensione
Raised By Wolves Voxtrot
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Indie Voti redazione e staff

Voxtrot

Raised By Wolves

Cult Hero

L’EP di debutto dei texani Voxtrot, più che ad un disco vero e proprio, assomiglia al discorso di uno sconosciuto che una sera si presenta e ti racconta quali sono i suoi gusti musicali davanti ad una birra.

E’ un ragazzo molto “hip”, acconciato nel rispetto quasi maniacale di tutti i clichè indie del momento: sulla giacca ha almeno tre spillette e di sicuro ha le converse, un maglione nero a V ed una cravatta sopra la camicia bianca. Ovviamente, ascolta gli Smiths e, ovviamente, ascolta i Lucksmiths – ma non disdegna i Cure. Suona in una band che è diventata improvvisamente popolare grazie ai blog ed alle webzines. E, oh, si è fatta conoscere alle masse anche grazie a MySpace, come potrebbe essere altrimenti. E’ stata una coincidenza, ma è successo. Hanno messo alle stampe per un’etichetta davvero piccola il loro primo lavoro, stanno meditando un secondo EP e poi, chissà, un album intero con contratto regolare per Touch and Go. Come si chiama la band? Voxtrot. Ed il lavoro già in vendita? Raised By Wolves.

Raised by Wolves è una bella canzone da ballare nel vostro locale preferito dopo un concerto sgambettando e sorridendo, mimando Morrissey forse, proprio come il pezzo che la segue, The Start of Something. Il resto tocca il suo apice con Missing Pieces, uno scimmiottamento sfacciato di Robert Smith (e del basso relativo, primi anni Ottanta) con il bel refrain “why don’t you step outside and see the mess I made?”, per poi scivolare, fino alla fine, verso i lidi molto meno interessanti di Long Haul e Wrecking Force.

Scherzi o metafore a parte, i Voxtrot sono una buona band con qualche carta in regola.

Aspettiamo al varco. Senza farci illusioni.

(6.5/10)

Scheda: Voxtrot

Pubblicazione: 01 Marzo 2006

File under: Indie

Marina Pierri
Marina Pierri (Album 2006)

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