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Indie Voti redazione e staff

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Sexteen

Jagjaguwar

Home… chi sono costoro? Un quartetto di ex compagni di scuola proveniente dalla Florida, con alle spalle tanta gavetta costellata da album su due e otto piste incisi su cassette marca Shack, gentilmente appoggiate per anni accanto alla cassa di qualche piccolo negozio di dischi, chiuse in vasetti per biscotti...

In altre parole, quella di Eric Morrison (piano), Andrew Deutsch (chitarra), Brad Truax (basso) e Sean Martin (batteria) fa parte della naturale coltura lo-fi, un’edera indie rock stellestrisce che in questa puntata (la sedicesima, in un’odissea che conta perfino la parentesi illustre della produzione di Dave Friedmann per XIV, due dischi fa) s’aggroviglia attorno a un concept album, ovvero diciannove canzoni che parlano di… sesso.

Episodi strinati da una gioventù che alla “sonica urbana” continua a preferire la provincia, che alla coolness preferisce sentimenti agrodolci e stralunati. In matematica: la sincerità come funzione inversa della bassa fedeltà, con il gruppo a puntare il dito a metà della retta.

Sexteen, registrato a New York, propone esattamente quel suono familiare che ci si aspetta, ma anche un pizzico in più dettato dall’esperienza (quando non dalla classe). Tante le salse e gli ingredienti: chitarre pastose e pianoforti/tastiere rimbalzelli, distorsioni e folclori, situazioni di gioia e confusione. Così la prosa bislacca dei Grandaddy degli esordi di Other Times (con quegli accenti folk e psych) incontra il sinfonismo strafalcione dei Flaming Lips in Easing And Pleasing (emul Friedmann? Certamente…), il feedback turbo acido di Raging Angel corrobora un blues caciarone tra Pavement e Rolling Stones (Push), una ballata spiritata in leggero falsetto (Deep Inside) sgomita con lo zucchero a velo per xilofoni e archi in odor di jazzismi AIR (Driving)…

Senza meraviglie e cadute di tono, le cuffie rimangono appiccicate ai padiglioni fino al glam-rock di Baby Yeah, al vaudeville di Come, al passo punk felpato di Tim’s Entry per finire ancora con gli amati Grandaddy di Moonkiss.

Un buon lavoro, dal tratto sicuramente non distintivo eppure ineccepibile per varietà e freschezza delle soluzioni. Concedetegli un ascolto.

(6.5/10)

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Pubblicazione: 01 Maggio 2006

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2006)

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