Gioacchino Turù da Ivrea ora Firenze è un ragazzo pigro, molesto, un tipo poco raccomandabile, amante delle provocazioni (anche gratuite) e dell’osceno. E’ il solito gioco a cercare di capire quanto ci è e quanto ci fa. Lasciamo ad altri. Ci concentreremo piuttosto su questo C’è chi è morto sul Tagadà, concentrato di canzoncine svogliate e sboccate fino all’eccesso, minimalismi elettronici, puntilli di tastierine vintage, micromusic 8 bit, electro cafona ed autoreferenzialità hip hop. Su tutto questo ambaradàn svetta la voce di Gioacchino che perlopiù canta-parla-delira estemporaneo come fosse un karaoke con il solo scopo di divertire una stretta cerchia di amici ubriachi nel suo appartamento. Eppure nonostante l’atmosfera completamente disimpegnata e cazzona sembra di intuire che il ragazzo sappia il fatto suo ed abbia le idee abbastanza chiare in fatto di stile e attitudine. Viene il dubbio che se smettesse di giocare e si impegnasse un po’ di più potrebbe essere in grado di sfornare vere e irriverenti hit bomba. Anzi, mi arrischio ad affermare che su questo dubbi non ce ne siano poiché L’uomo + bello del mondo e soprattutto la splendida Forza Marco Prandi delle hit bomba lo sono già. Le ascolti, le vuoi riascoltare e non te le scolli più dalle cervella. E allora, Gioacchino!
(6.7/10)
Scheda: Gioacchino Turù
Pubblicazione: 01 Ottobre 2007
File under: art pop
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