Il termine con cui viene da definire The Years è di quelli che un paio di anni fa avrebbe fatto preoccupare, data la sbornia allora ancora in corso: folktronica. Nell’album d’esordio, omonimo alla band, ci sono infatti dei suoni che richiamano all’orecchio gli ultimi Books (Binary Blues); eppure non ne daremmo una connotazione derivativa, e non solo perché questa sorpresa chiamata Years sembra, insieme a Bibio, sempre in questi giorni, aver compreso al meglio la lezione della meraviglia in salsa cut e glitch. Per l’appunto qui c’è dell’altro, e quest’altro è meno definibile e quindi più interessante.
Innanzitutto c’è la chitarra, protagonista indiscussa, che, al di là della frammentazione a cui viene sottoposta dal trattamento tronico, si ritaglia spazi di fingerpicking direttamente riconducibili a John Fahey (Don't Let The Blind Go Deaf, The Assassination Of Dow Jones); o forse, meglio, a quei Gastr Del Sol che di Fahey fecero rinascere la mitologia, ultimando i due dischi finali della loro produzione con espliciti omaggi al maestro. Ci stiamo allontanando dalla folktronica ma anche avvicinando alla poliedricità dell’album in questione.
In effetti non si sentono davvero i Gastr, ma si avverte un approccio forse non troppo lontano da loro (September 5. October 21. 2007). Merito forse del fatto che dietro al moniker Years c’è Ohad Benchetrit, del giro Broken Social Scene, ma principalmente ex post-rocker coi Do May Say Think.
Lo spirito canadese d’altra parte è onnipresente, e si manifesta – con varianti che sanno anche di Nord-Europa – negli arrangiamenti per archi come nell’enfasi dei brani, sempre a un passo dall’eccesso di emotività, ma mirabilmente misurati (a partire dalla prima traccia, Kids Toy Love Affair). Basta un attimo e l’inizio pastorale di Hey Cancer... Fuck You! esplode in una percussività quasi rumorista. Basterebbe un attimo e tutto ciò sarebbe troppo. Ma, a conclusione di tutto, se di folktronica abbiamo parlato, è perché tra tutti i modi operandi usati da The Years, tale genere è quello più cristallizzato in un codice, e quindi riconoscibile. Convince il fatto che rimanga una cornice dove dipingere – si era parlato di action painting per i Books, ricordate? – le montagne di Cézanne tra le lande attorno a Toronto.
(7.2/10)
Scheda: Years
Pubblicazione: 10 Luglio 2009
File under: Folktronica
Abbonati al feed di Gaspare Caliri
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









