Recensione
The Humbucking Coil B.Fleischmann
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Indietronica Voti redazione e staff

B.Fleischmann

The Humbucking Coil

Morr Music

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Preoccupa quella fastidiosa sensazione di invecchiamento precoce che – melliflua e infame – da un po’ di tempo si insinua nei lavori Morr Music con allarmante continuità. E sono in molti ad intonare il de profundis per un genere – l’indietronica – dal respiro affannato e dalle idee sempre più confuse. Tanto che la lugubre parola (“post”) si affaccia minacciosa all’orizzonte, pronta a dare l’estrema unzione a questi brani di elettronica saltellante.

A prolungare l’agonia – non si sa se in meglio o in peggio – di quello che una volta era il futuro della musica (e che oggi sta diventando un ammuffito presente) ci pensano gli otto episodi di The Humbucking Coil. Titolo curioso, per chiunque abbia strimpellato quattro accordi con la chitarra elettrica. Perché rimanda alle due tipologie standard di pick up presenti nelle diverse incarnazioni del Divino Strumento. I “single coil”, caratteristici soprattutto dei Fender, sono dei magneti posti sotto le corde della chitarra che producono un suono molto pulito e cristallino. Gli “humbucker” invece – marchio di fabbrica della Gibson – non sono altro che due single coil allineati con i campi magnetici opposti. Questa soluzione permette sonorità più calde e corpose.

Con un titolo simile, allora, Fleischmann sembra voler dare una chiave di lettura intrigante per la propria musica: una miscela sapiente di freddo mestiere e di appassionata emotività. Solo che il primo elemento è quello predominante. Perché l’electro cantautorale di Cain o il post rock in salsa sintetica di First Times conquistano solo qualche perplesso sopracciglio inarcato.

Però, il morbido arrangiamento di Phones And Machines – una zattera che si inoltra verso le stesse tiepide malinconie visitate in passato dai Radio Dept. di Lost And Found – e i delicati intarsi di tastiera in stile Moroder di From To lasciano sul campo commozione e risultati. E se questo non basta a risollevare più di tanto un album che si adagia pigro sulla sufficienza, se non altro farà passare una vecchiaia serena all’indietronica.

(6.0/10)

Scheda: B.Fleischmann

Pubblicazione: 01 Gennaio 2006

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