Recensione
Tooth And Claw Our Brother The Native
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Avant folk Voti redazione e staff

Our Brother The Native

Tooth And Claw

Fat Cat

John-Michael Foss (percussioni, chitarra, voce), Joshua Bertram (voce, rumori, chitarra, banjo) e Chaz Knapp (chitarra, piano, voce) sono i tre giovanissimi – collezionano la bellezza di 55 anni in tre - titolari del progetto Our Brother The Native. Parto insolito e prematuro, quello della creatura di cui stiamo parlando, se è vero che i tre hanno iniziato a lavorare insieme solo nel 2005 dopo aver scambiato musica e idee via internet; che Knapp non aveva ancora incontrato gli altri due componenti del gruppo prima della loro inaugurale esibizione dal vivo come trio, all’Open Circuit Festival di Hasselt (in Europa, quindi!); che il personale della Fat Cat si è assicurato le sue prestazioni dopo un fugace quanto appagante ascolto di alcune demo sulla pagina myspace personale. Come nella più riuscita delle leggende indie di inizio millennio.

Basta una Introduction – Welcome To The Avery ad immergere l’ascoltatore nelle coordinate entro cui il gruppo pare muoversi: siamo all’incirca dalle parti di quelle campfire songs che hanno fatto la fortuna dell’ Animal Collective e che devono aver spinto la Fat Cat a scommettere su un fortunoso bis. Non sembra mancare davvero nulla: chitarre appena strimpellate davanti a un falò, suoni trovati d’ambiente, battiti di mani, strumenti-giocattolo potrebbero spingerci a facilmente liquidare la proposta come una versione puberale e appena più naïf dei blasonati compagni d’etichetta.

Ma vi è qualcosa di immediatamente recepibile, un’attitudine, una propensione – che fa quasi impressione, perché più di una volta ridesta lo spirito assopito ma ancor carico di creatività di Syd Barrett – a rendere molto più che un clone questa band, molto meglio che una opera minor il disco: è la maestria nello scrivere ottime canzoni, capaci di andare ben oltre il vezzo estemporaneo della freakeria fine a sé stessa, in grado di imprimere un segno ben più marcato di quello, a volte labile, lasciato dalle scorribande di Panda Bear e compagni.

Sono brani come Apodiformes – voce di bambini ad introdurre una struggente melodia in pieno stile Simon & Garfunkel disturbata da battiti di mani e suoni di strumenti-giocattolo; Falconiformes e Quercusfalcat, in cui i tre ragazzi paiono davvero essere una versione efebica (quelle voci androgine!) e quindi meno edulcorata delle CocoRosie; Catalpa, così vicina al folk apocalittico degli ultimi A Silver Mt. Zion, eppure quanto poco pretenziosa e di maniera, a convincerci definitivamente della statura intrinseca di una musica che ben presto – e mai come questa volta abbiamo voglia e tempo di aspettare – sarà in grado di volare con le proprie ali.

(6.7/10)

Pubblicazione: 10 Giugno 2006

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo (Album 2006)

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