Recensione
Dovessi mai svegliarmi Numero 6
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Folk Voti redazione e staff

Numero 6

Dovessi mai svegliarmi

Electric Circus

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Nel verso acuminato di Michele Bitossi sta tutta la forza di Numero 6. Nello sprezzo per la rima perfetta si cela il parricidio della canzone d’autore italiana. Il verso di Bitossi si fa carico di un’enorme dilatazione del concetto di rima, che arriva a comprendere una vastissima gamma di rapporti omofonici che sarebbe limitativo classificare sotto l’etichetta di rima imperfetta. E anche quando si presenta come perfetta, la rima tende ad essere neutralizzata tramite enjambement o ad essere assorbita nel continuum sintattico. Ne deriva quell’effetto di canto impedito, per cui ciò che conta e dà sostanza e forma ai testi è il dispiegarsi – e spesso il contorcersi su se stesso fino al rischio di implodere – di quello che è anzitutto un discorso teso a descrivere qualcosa, ininterrotto dispiegarsi di pensiero impressionista (“Mi alzo troppo tardi / e da piccolissimi pezzi / nasce il quadro”) nel quale la rima viene riassorbita.

D’altronde “Io non faccio poesia / verticalizzo e bado al sodo”. Semmai Bitossi sogna “la magia di sfoderare le parole giuste / per stupirla un po’ di più”, al caldo della propria cameretta - “E’ arrivato il freddo / che permette di nascondersi meglio” - e “alla mercé dell’immaginazione”, particolarmente prodiga nei brani più riusciti dell’album (Spara se vuoi, Automatici, Da piccolissimi pezzi). L’ispirazione può sorprenderlo all’improvviso e alimentarsi di vissuti personali e piccolissime cose - “la luminosa confusione in cui vivi / è la miglior benzina” - , ma “mi succede spesso / quando vado per le strade / di essere incuriosito da / quello che accade negli appartamenti degli altri / e non rinuncio a sbirciare se si può”: capita così a volte che la cronaca divenga Storia (Stiamo per perderci, Al centro della storia).

La musica accompagna ossequiosa e servizievole lo srotolarsi del discorso, se non per impennarsi rock nella coda di Un finale rocambolesco, vestirsi in abito classico ne Le parole giuste, concedere le ultime velleità electro – più rare rispetto all’album d’esordio – a Verso casa e automatici. Ma, quasi mai puramente ornamentale, le accade assai spesso di offrire su piatto d’argento le parole di Bitossi. Quando ciò non si verifica si inciampa, ad esempio, nel synth pop quasi Morgan di A galla i demoni e Ora però credimi o negli ammiccamenti a certo pop da videoclip di Stiamo per perderci. Come a un certo punto si ascolta in Verso casa: “Senza carte così odiose / la prossima mano sarà solo mia”.

(6.5/10)

Scheda: Numero 6

Pubblicazione: 01 Maggio 2006

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo (Album 2006)

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