Recensione
The Grass Is Always Greener Barbara Morgenstern
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Barbara Morgenstern

The Grass Is Always Greener

Monika Enterprise DE

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Ammettiamolo, il tedesco non è proprio la lingua più musicale di questo mondo. Quando però a masticarla è Barbara Morgenstern diventa improvvisamente ammaliante, per come i suoni gutturali, tipici di questa lingua, riescono a intrecciarsi con la morbidezza di un pianoforte e qualche bagliore elettronico (ritmico, perlopiù), e a risultare naturali.

Una semplice quanto intrigante dicotomia, alla quale Barbara affida le sue osservazioni (distanza, cambiamento, sogni e infelicità, lo scorrere del tempo), scegliendo ora l’austero minimalismo di Mailand (la nostra Milano, come qualsiasi altra metropoli di oggi, tra interferenze stranianti e vocio di una umanità composita e indifferente), ora le chiavi melodiche di una ballata postmoderna come l’omonima opener track.
Pop elettronico come buona tradizione teutonica insegna, che va dalla romantica e soleggiata Das Schöne Einheitsbild (sorta di Die Weltraumforscher al pianoforte, ai quali la Nostra ha peraltro reso omaggio) alla plumbea eleganza di Ein Paar Sekunden (i Tarwater che riflettono su quanto tutto possa cambiare in un “paio di secondi”), dalla giocosità fanciullesca di Alles Was Lebt Bewegt Sich al fragore synth di The Operator (la forma smagliante che gli ultimi Ms. John Soda non hanno), il tutto punteggiato da una voce trasognata e cristallina.

Stupidi e inconsistenti preconcetti potrebbero facilmente allontanare l’interesse da un buon lavoro come The Grass Is Always Greener. Fortuna che le qualità della Morgenstern sono talmente buone da persuaderci che l’unico idioma possibile per la sua arte sia proprio il tedesco.

(6.9/10)

Pubblicazione: 02 Aprile 2006

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