Hanno fatto impazzire critica e pubblico lo scorso anno con il debutto Last Exit, seducente miscela di elettronica oppiacea e pop di classe, un disco teso sul filo sottile che unisce Timbaland alla microhouse, vocalizzi David Sylvian dalle inflessioni soul e la fragranza di un synth pop dalla presa sicura.
Un successo che ha portato Jeremy Greenspan e Matt Didemus dalle periferie di internet (è lì che nasce la loro storia) alle braccia della Domino, e che ora prendono il largo dalle accoglienti insenature dreamy per avventurarsi nei luoghi di quell’house soffusa che andava tanto nei primi Novanta d’oltreoceano (In The Morning è quasi un plagio della Your Love di Frankie Knuckles del 1990). In So This Is Goodbye sono infatti le ritmiche - tutte rigorosamente marchiate Eighties - a indicare la strada, da quelle sinuose dell’iniziale Double Shadow a quelle gemelle dei Depeche Mode di Count Souvenirs e The Equalizer, sulla cui testa sfarfallano synth a volte un po’ troppo datati (Like A Child), con la voce di Greenspan sempre più soulful. Solo in chiusura ritornano le glaciali visioni del duo canadese, come nella romantica ed essenziale cover di Sinatra When No One Cares, quegli eterei e impalpabili giochi d’acqua dell’esordio che animavano Three Words, qui fotocopiata in bianco e nero in Fm.
Scorre bene So This Is Goodbye, ma Last Exit era un’altra cosa.
(6.5/10)
Scheda: Junior Boys
Pubblicazione: 01 Agosto 2006
File under: Elettropop
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