Personaggio tra i più eccentrici in circolazione (in sostanza si guadagna da vivere suonando nei sottopassaggi pedonali di Sheffield), Jody Wildgoose taglia con Afterlife il traguardo del secondo album in studio e bissa l'ottimo lavoro d'esordio Lovely White Teeth, pubblicato un paio di stagioni fa sempre via Sketchbook. All’interno di quel disco, il buon Jody dimostrava di saper ben giocare le carte di un sound rétro dai forti sapori Velvet Underground opportunamente sostenuto da una vena di lucida follia pop/psichedelica alla Super Furry Animals e da un clima lo-fi garage che riusciva a rendere preziosi anche gli episodi più interlocutori dell’album.
Un modus operandi che il Nostro ha completamente rivoluzionato per questa seconda prova in studio, optando per un sound molto più canonico e fedele agli stilemi del classico pop/rock britannico, reso ancora più “inoffensivo” da una produzione fin troppo levigata che ha portato in superficie quei limiti compositivi ottimamente celati in Lovely White Teeth. Un vero peccato, perché il menestrello di Sheffield avrebbe al suo arco alcune buone frecce da sparare come dimostrano due stupende ballate del calibro di New Orleans e What Can I Do?, brani che riescono a suonare teneri e malinconici senza per questo cadere nella facile trappola del romanismo spicciolo.
Il terzo disco sarà quello della verità, speriamo che Wildgoose, in quell’occasione, riesca a calibrare al meglio le armi in suo possesso.
(6.0/10)
Scheda: Jody Wildgoose
Pubblicazione: 01 Luglio 2006
File under: Folk
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