Neil Burrell è alcune cose senza dubbio, altre forse ma non ancora del tutto, a quanto risulta dall’ascolto di White Devil’s Day IS Almost Over, suo primo album.
Non si discutono le sue potenzialità, che sono promesse di
inflorescenze pastorali e psichedeliche. Come accade alla vita dei
capperi, in una canzone sola (per esempio in Ooompa Zoompa (Four Voices),
già uscita in singolo), può far gustare sia il bocciolo del fiore,
l’iride dell’avvenuta sbocciatura, il frutto finale, memore del primo
passo e già goduriosamente sott’olio. Tutto ciò – anche se a chi scrive
è sempre sembrato strano dire questa cosa – si traduce in un talento
tangibile; anzi, più che tangibile, immanente, senza che lo si possa
tenere in mano; ma ciò è una virtù, quando si parla di folk
psichedelico.
Di sicuro poi Neil è spinto da un’attitudine Do It Yourself, vuoi per
necessità (come quando, in un paio di tracce non meglio specificate, ha
trovato una eco ottimale attaccando con lo scotch un microfono a una
lampadina), vuoi come ricerca deliberata di approssimazione; sì perché,
come nei primissimi Akron/Family, anche nel lo-fi storico, soprattutto nelle gemme tagliate storte di Daniel Johnston,
il folk di questo disco non procede mai per una direzione sola, ma si
rifrange e contorce nell’acciocchìo di qualche bruitismo accoppiato a
dolcissime melodie. In Wing To Fly la sua ugola assume inflessioni wyattiane, strano, vero, per un inglese?, e allora non resta che parlare di Barrett e il cerchio si chiude.
Se non fosse che la voce volutamente stonata di Burrell finisce col mancare il fuoco, col non essere portata al volersi presentare brutta, fino a emergere fastidiosamente sullo sfondo e far perdere di vista il resto – lontano anni luce dagli errori adorabili di Barrett; l’accoppiamento di cui qualche riga sopra diventa un divorzio, e le canzoni di questo White Devil’s Day… non possono dirsi tutte riuscite, specie alla fine del disco. Eppure c’è più che qualcosa, nell’album, di cui uno si accorge avendo snocciolato alcune assenze, che sono presenze prossime, più che assenze vere e proprie. Come un cappero è già il fiore che sarà.
(7.0/10)
Scheda: Neil Burrell
Pubblicazione: 27 Gennaio 2008
File under: avant folk
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