Frattanto, di pari passo all’impegno con gli Streetmark, Riechmann pianifica il debutto solista che vedrà la luce nel 1978. Licenziato sempre dalla Sky, Wunderbar, purtroppo, uscirà postumo poiché a tre settimane dal rilascio ufficiale, il suo autore, forse per sedare una rissa o trovandosi malauguratamente nel posto sbagliato al momento sbagliato, sarà vittima di un balordo ubriaco che lo accoltellerà mortalmente al torace. Sulla front cover, un istantanea in mezzo busto del Nostro: sguardo austero, capelli sul grigiastro all’indietro, cravattino sottile e rossetto a richiamare la chioma, camicia nera. Immagine simil Kraftwerk - ai tempi fuori con The Man Machine - ma colori meno “pop”. Più cyborg-fantasma (profetico…) che uomo macchina.
Cifra stilistica chiaramente kosmische, declinata secondo l’etica Klaus Schulze (Abendlicht, Weltweit) e pregna di spleen euro (Silberland evoca il buio, dolore e passione dei cieli berlinesi). Un milieu dove il motorik goliardico dei La Düsseldorf (Himmelblau, con tanto di cantato a là Dinger) sposa sinistre andature folk mutanti (Wunderbar) per poi abbandonarsi in catarsi post atomiche (Traumzeit).
Un culto che rivive grazie alla Bureau B, che ristampandolo sia in cd che vinile aggiorna la nostra memoria storica. I semi dei primissimi Human League, Gary Numan e di molta elettronica a venire crebbero (anche) qui. Note interne a cura di Asmus Tietchens.
(7.0/10)
Scheda: Wolfgang Riechmann
Pubblicazione: 19 Luglio 2009
File under: kraut rock
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