Alla luce delle collaborazioni con Michael Rother prima e Brian Eno poi, i Cluster di fine ’70 erano, per così dire, alla terza giovinezza.
Grosses Wasser, il settimo disco della sigla se si includono le due uscite con Eno, vedeva Peter Baumann - transfuga dai Tangerine Dream - alla produzione. Un lavoro nello stile di Moebius e Roedelius, fatto cioè di quella melodia stranita figlia delle delicatezze di Zuckerzeit e Sowiesoso (il sinistro vaudeville di Isodea, la melmosa e ambientale Breitengrad 20, la ninna nanna di Manchmal) e dell’esperienza assieme l’ex Roxy Music (Avanti). Si era nel 1979, tempi in cui la creatura Cluster, navigata e titolare di uno stile definito, veniva di pari passo alle sortite in proprio sia di Roedelius, che esordì come solista l’anno prima, sia di Moebius, che nel mentre pianificava Rastakraut Pasta con Conny Plank.
Tuttavia, per chi pensasse ad un dispiego di energie riversato altrove, la coppia era affiatata nonché capace, in Protese, di aperture mutant disco da intimorire qualsivoglia giovincello di stanza Ze Records. La title track - un blob contenente ambient, gamelan e scorie dell’esperienza Kluster - sanciva l’epilogo.
La ristampa, che rientra nel progetto della Bureau B di riproporre buona parte del vecchio catalogo Sky, non ha bonus track.
(7.0/10)
Scheda: Cluster
Pubblicazione: 10 Luglio 2009
File under: kraut rock
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