Punk wave piuttosto cruda e abrasiva, ad alzo zero e piglio intossicato come accadeva nei randagi anni ottanta italiani, tipo ilVasco Rossi altezza Siamo solo noi (1981) per intendersi. Aggiungete però la delirante ossessione CCCP e il sarcasmo disincantato d'un Rino Gaetano, il tutto mutuato attraverso striscianti reminiscenze garage-psych, contagi electro industrial e l'inevitabile imprinting del primo grunge.
Gli abruzzesi Management del Dolore Post-Operatorio - egida opportunamente abbreviabile in Made Dopo - colpiscono con la parte meno affilata della lama, mirano alla ferita lacero contusa e ci riescono perché riducono la distanza, sferrano il colpo e rigirano il coltello. A volte più a lungo (Prendendo a pugni l'aria, Nel giorno sacro), a volte più a fondo (Voglio solo farmi male, la bellissima Panico), oppure limitandosi a "puncicate" tanto per sollecitare il nervolino della ragion critica (gli sbrachi pseudo-Skiantos di Il calendario e Cazzo che bello). Considerateli, se vi va, i fratellastri cazzoni di Vasco Brondi AKA Le luci della centrale elettrica, oppure i cuginetti irriducibili di Bugo, o ancora i nipoti scellerati - e ripudiati - dei Marlene Kuntz.
In ogni caso, segnatevi il loro nome, perché malgrado tutto - a partire dal titolo di questo album d'esordio - fanno parecchio sul serio.
(6.8/10)
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