Recensione
Dreams Whitest Boy Alive (The)
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White Soul pop Voti redazione e staff

Whitest Boy Alive (The)

Dreams

Service Records

Crooner, entertainer, white soul guy, folkster sopra le righe, vocalist tra le righe (e i battiti dance), nerd perennemente in love, studente fuori corso e fuori sede. Insomma, quell’Erlend Øye mai fermo, quel ragazzo a cui cantare viene facile come svegliarsi al mattino: se i Kings Of Convenience sono di fatto la cosa dell’introspettivo e sensibile Erik Glambek Bøe, per il rosso norvegese non esiste fede se non il disimpegno. Uno stile di vita che lo ha portato a offrire l’ugola per una marea di progetti dance, e che qui lo vede patron di una band tedesca nata come estemporaneo scherzo elettro-dance nel 2003.

A distanza di tre anni, The Whitest Boy Alive è diventata l’etichetta dietro la quale si celano le velleità indie rock e funky del cantante (qui fisso anche alla chitarra) e dei compagni di viaggio Marcin Oz (basso), Sebastian Maschat (batteria) e Daniel Nentwig (tastiere). Pensate al solito buon Øye, stralunato e rapito - ma più ironico e conciso che mai - cantare su una base New Order prima maniera, immaginate l’immancabile basso felpato factory style ed ecco Burning, l’opener del disco; pensate poi a quattro ragazzi che rifanno i Police senza pensare a un brano in particolaree avrete la deliziosa Above You. Il resto prosegue per quelle vie (Inflation rispolvera umori Arab Strap, Don’t Give Up è la più Kings Of Convenience del lotto, Figures presenta il più classico registro oye-iano, in Borders ritornano i New Order sciolti al sole con i Death Cab For Cutie) in un gioco che diventa chiaro: Dreams è stato registrato senza layering, né editing né effetti in uno studio di Berlino, ogni brano inizia con un asciutto canovaccio chitarra-basso-batteria per finire su una cheta armonizzazione alla sei corde.

Il piglio è arioso, erbivoro, mattiniero. L’essenzialità ascritta in un diario indie-pop con il giusto soffio wave di moda e ogni brano a ricordare un’influenza, salvo in seguito fagocitare nei velluti e nelle stanze del norvegese.
Spontanea la realizzazione, e altrettanto naturale l’ascolto. Che non è poco, ma non c’è neanche nessuna hit da segnalare.

(6.5/10)

Pubblicazione: 01 Giugno 2006

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2006)

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