Torna Michele Salvemini e non lo nascondiamo, il suo è uno ritorno che lascia il segno. Uscito indenne dal tunnel del successo, il rapper italico reinventa il pupazzo Caparezza inscenandone morte e funerale. L’escamotage è perfetto per la resurrezione dalle cave di Molfetta e la cerimonia è di quelle preferite da gente come Roy Paci, in pompa magna siciliana: Habemus Capa rappresenta infatti la fotografia di un’Italia alla vigilia delle elezioni, un Paese che rivive attraverso una manciata di stereotipici personaggi verdoniani mossi, come tanti Totò, nel tritatutto della contemporaneità; in altre parole uno spietato decamerone della generazione X antagonista al mainstream, che striscia la notizia rigurgitando fastidio e facendolo recitare con le voci dei cartoni animati, proiettando anni di cultura social televisiva nostrana in un prisma di sapiente sampledelia, in uno show baraccone fatto di torture linguistiche, rabbia e divertimento fusi l’una dentro l’altro.
Caparezza inscena il varietà televisivo ribaltandolo, trasformandolo in strumento dissidente sotto i colpi del bass, una pantomima collaudata che dialoga con Elio e le risponde a suon di hip hop, che raccoglie la lezione di Frankie Hi-NRG rigirando la frittata, punzecchiando gli snorky piuttosto che gli intellettuali. Anche questa volta è un hip-hop coniugato metal lo sfavillante braccio armato, uno scheletro sul quale poggiano tutti gli stratagemmi affinati nel corso dei due precedenti lavori: dizione da puffo Brontolone, gag da nerd, anthem da arrabbiato, Hanna & Barbera, dialoghi cinematografici spaghetti-western, fieste messicane, fanfare e fanfarone, smalti morricone, raggamuffin 99 Posse, Two-Step anglossassone, musiche da strada, da camera, sinfoniche, balletti, il synth e il funk degli anni ’80 …
L’elemento dominante è sicuramente il ricorso ai ringhiosi riff chitarristici nei cori (metal e trash nel senso di kitsch), pregio/difetto perché ideale ariete da pogo per scatenare la folla ai concerti e ostinato giocoforza che rende prevedibili molte canzoni (giovaniliste sì, quando potrebbero avere un respiro ancor più ampio). Il colpo però va a segno in quasi tutti gli episodi: Torna Catalessi, gregoriana e teatrale, è la risposta a Fuori Dal Tunnel, il ritorno di uno stato d’immobilità contro il dinamismo di un progresso arrivista; La Mia Parte Intollerante - singolone con guest Gennaro Cosmo Parlato - è l’irresistibile storia di un adolescente nerd in una classe di calciatori e veline; Titoli gioca con le azioni e la new economy nell’era dell’UMTS; Inno Verdano è la macchietta di un pugliese che vuole diventare leghista.
I picchi prendono il nome della sceneggiata Ninna Nanna Di Mazzarò, nella quale il rapper mette in scena una sorta di madre di Nathan Bates che racconta di Quarto Potere al figlio, della goliardia templare di The Auditels Family, presa in giro stile Simpson degli indici di ascolto, infine della carica nu metal di Dalla Parte Del Toro, vero anthem da stage diving.
Caparezza è lo stato dell’arte dell’Hip Hop contaminato in Italia, oggi.
(7.2/10)
Scheda: Caparezza
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