Trio da Misterbianco attivo lungo tutti i novanta e si sente, vista la fibra da indie rockers con i ranghi stretti attorno al piglio psichedelico che affiora costantemente, perň portati a ciondolare dalle parti di un cantautorato (in italiano) che procede per allusioni, per intimi sussulti, rovelli e trasalimenti ora rabbiosi, ora poetici, ora vagamente sciroccati e pure scomodi, insomma ben lontani dalle consuete retoriche e dalla posticcia emotivitŕ post-radioheddiana (ŕ la Negramaro per intenderci). In questo senso tanto la voce chioccia di Giovanni quanto la strutturata efficacia degli arrangiamenti (al bisogno si ricorre ad archi, mandolini, clarinetti, pianoforte, e-bow...) fanno buon gioco, definendo una tesa profonditŕ che non perde tempo a specchiarsi.
Mi piace collocarli da qualche parte tra Afterhours (si senta Glicine) e Perturbazione (Laurea in lettere e filosofia, Franti), cosě come mi piace che giochino a fare i nipotini di Simon & Garfunkel con la fregola cameristica ma non l'irriverenza d'un Morgan (Roman Polanski). Trovo altresě stuzzicanti i retaggi Celentano (Il valzer del non amore) e Tenco (stemperato in un accorato romanticismo Black Heart Procession nella stupenda title track). Insomma, č un bel disco di una band capace e matura. Attualmente, incredibilmente, senza contratto.
(7.2/10)
Scheda: Nadič
Abbonati al feed di Stefano Solventi