Recensione
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Genere

Pop, wave

Data di uscita

Maggio 2009

Pubblicazione

29 Giugno 2009

Eats Darkness

Apostle Of Hustle

Arts & Crafts

Terzo album per Andrew Whiteman, lead guitarist dei Broken Social Scene, Julian Brown (al basso per Feist) e Dean Stone (batterista per Sarah Harmer, Amy Millan) e dopo le 25000 copie vendute dai due precedenti, specie il fortunato National Anthem Of Nowhere del 2006, ci si aspetta qualcosa di più dell’experimental indie pop-rock con il quale hanno sempre amato farsi riconoscere.

Per Eats Darkness, i tre rispondono concept senza comprendere l'importanza di suonare ed essere una band, pensare come tale e scrivere canzoni potenti. Questa avrebbe dovuto essere la base e poi, soltanto poi, l'inzuppo e la complicazione, altrimenti perché questa intoccabilità del formato canzone?

Each track is like tapas at the banquet of conflict, ci risponde idealmente il chitarrista. E tanto di cappello, è una bella chiave di lettura dei nuovi brani, come risulta innegabile la capacità del trio di reinventare la wave Britannica attraverso una coralità Broken Social Scene (e qualche tocco latino à la Sea And The Cake).

Bravi gli apostoli di Ez Speaks (caraibi, bossa, samba, i sapori attorno all'indie song). Bravi a farci dimenticare quel che conta, ma non così tanto da nasconderci per molto l'unica freccia nell'arco, la sola Xxerses. Il resto è un misto di trascurabili siparietti alla Who (quelli di Sell Out) e qualche innocuo fuoco pirotecnico formato ochestral pop canadese (l’inutile Regenerosity).

Anche questa volta hanno suonato divinamente e anche questa volta non si sono fatti amare. Senz’altro la loro dimensione è quella live.

(5.5/10)

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