Recensione
Can’t Go Back Papercuts
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folk Voti redazione e staff

Papercuts

Can’t Go Back

Gnomonsong

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In fervente attività, la Gnomonsong sforna dischi come fossero biscotti. Dopo neanche un mese dal debutto della songwriter messicana Rio En Medio è la volta dei Papercuts, dietro il cui pseudonimo si nasconde Jason Quever. Personaggio dal curriculum eccellente (collaborazioni con Casiotone For The Painfully Alone, The Skygreen Leopards, oltre allo stesso Vetiver), Can’t Go Back sposta l’asse della produzione dell’etichetta sul versante sixties.

Sia ben chiaro, sempre di folk trattasi, ma dalla spiccata influenza californiana. Un viaggio attraverso le strade assolate della West Coast (Quever che rifà gli Hidden Cameras che rifanno i Beach Boys in Dear Employee), come dei Beatles in vacanza a Santa Monica (Unavailable) oppure un Dylan improvvisamente rapito dalla grandiosità di Phil Spector (Summer Long). Dal finestrino dell’auto in corsa si può anche scorgere il deserto dei film di Leone (John Brown), quell’aria calda e arida che prende vita dalla terra, insabbia i vetri e secca la gola. Allora stop. Sosta in un’area di servizio diroccata per un whiskey al volo e un po’ di sana psichedelia blues (Take The 227th Exit).

Per chi la summer of love non l’ha mai vissuta e per quanti continuano a sognare la California.

 

(6.8/10)

Scheda: Papercuts

Pubblicazione: 20 Marzo 2007

File under: folk

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Valentina Cassano
Valentina Cassano (Album 2007)

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