Recensione
Zeno Mattia Coletti
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guitar sound Voti redazione e staff

Mattia Coletti

Zeno

Wallace Records

Giovane (24 anni), ma navigato (è musicista, produttore e promoter), Mattia Coletti debutta in solitario dopo la militanza nei noise rockers Sedia e le collaborazioni con Alessandro Calbucci, Xabier Iriondo e Fabio Magistrali. Proprio il Magister lo accompagna in quattro delle tredici tracce di questo Zeno. Una presenza che si fa sentire più o meno ovunque, per la nitidezza straniante del contorno rumoristico, sorta di onnipresente perturbazione mnemonica/ambientale, che definisce un contesto inquieto, tanto più esoterico quanto più affollato, minaccioso malgrado il pervicace intimismo. Interferenze, spostamenti di sintonia, il canto come un vocalizzo pre-verbale o un sussurro stentoreo o un peana strinito. Le folk ballad non raggiungono mai un’autentica compiutezza, rimangono (volutamente) allo stadio di cartilagine, di sinopia, di frammento. Salvo poi avviare loop incantati (come in Gargantua e Pantagruel, sorta di pastorale Red House Painters messa in loop dai The Books) o claudicare attraverso pigolii di tastiera e vampe brumose (come in Canterbury Tales).

Sovrasta il tutto un senso di spossatezza semantica, come se all’amore per l’accadere sonico corrispondesse l’amara consapevolezza del logorio formale, dei vicoli ciechi e dei circoli viziosi che gambizzano in culla le possibilità espressive del supporto fonografico. Non stupiscono perciò l’esoterismo a tenuta stagna di Narrazione Ad Aria Compressa (dove tra brush, crepitii e corde scorticate si fa luce una cantilena psicotica come il delirio di Pink in The Wall), la recitazione marmorea à la Nico di Clessidra Boy e l’incomprensibile bailamme su battito wave di 13 novembre.

La parola magica potrebbe essere: post. Ma Coletti sorpassa il post all’indietro, cerca un “prima di tutto” dentro di sé. E, in ultima analisi, fa la propria cosa. Per questo suona così spontaneo anche quando rievoca la minaccia limacciosa di Syd Barrett in Starland o l’opalescenza Banhart (colto da estasi wave) in A. Per questo non sembra velleitario lo sperso incanto canterburiano di Red Yellow Circle, sorta di sogno in condominio tra Fahey e Wyatt. Per questo Risoluzione Zeno suona come un vero e proprio elettrocardiogramma esistenziale, sfumato in un’evanescenza cangiante Brian Eno e in un folk angelico Sufjan Stevens, tra senso di perdita e magia, sentimento e mistero. È innegabile il fascino delle soluzioni sonore, né viene da dubitare circa la genuinità dell’operazione. Tuttavia, questo disco va considerato come una sequenza di bozzetti, una raccolta di appunti diaristici (è lo stesso Mattia a suggerirlo, nelle note di copertina). Segnale di vita versatile e coraggioso, ma defilato, marginale, refrattario a qualsivoglia velleità. Non rivoluzioni, ma risoluzioni. Appunto.

(6.4/10)

Scheda: Mattia Coletti

Pubblicazione: 01 Febbraio 2006

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