Recensione
Studio 1 Box
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jazz-rock, avant fusion Voti redazione e staff

Box

Studio 1

Rune Grammofon

Incattiviti come i Naked City di John Zorn, funambolici come il Frank Zappa di Hot Rats, jazz, se jazz può considerarsi l’istrionismo smanioso di un Fred Frith: Raoul Björkenheim (chitarra, Scorch Trio), Trevor Dunn (basso, Mr. Bungle, Fantomas, John Zorn), Ståle Storløkken (tastiera dei Supersilent) e Morgan Ågren (batteria, Mats/Morgan, Zappa’s Universe) ci danno dentro in episodiche sessioni di registrazione effettuate tra Svezia e Danimarca – l’epicentro geografico di un terremoto sonoro sovranazionale.  
Inizialmente concepito come sonorizzazione live di un lavoro dello scrittore e film-maker Philip Mullarkey, Studio1 è, in realtà molto di più. Sembra, addirittura, che Box sia un monstresfuggito ben presto al controllo delle teste pensanti che vi si celano dietro – così come, all’atto dell’ascolto, pare talvolta di fronteggiare creature sonore che, come animatesi, si ribellano al controllo strumentale – superbo chevvelodicoafare – dei quattro musicisti. È, come si sarà intuito, di jazz-rock nerboruto e virtuoso che stiamo parlando: sei lunghe tracce improvvisate tra vorticosi saliscendi su scale cromatiche, inserti mirati di elettronica, rumorismi assortiti. Il rischio, come sempre in progetti similari, è di adagiarsi, abbassata la guardia, sugli allori di un prog-rock virato avant-fusion (accade, ad esempio, nelle insistite progressioni di Untitled 9 e nella stasi strumentale di Untitled 3). Ma i musicisti in questione dispongono di curricula che, da soli,  assicurano l’ascoltatore contro sfoggi di tecnica fini a se stessi e tronfie cadute di stile. Brani come Untitled 13 e Untitled 11 stanno lì a dimostrarlo – non sono cattive come sa esserlo solo il miglior rock?

(7.0/10)

Scheda: Box

Pubblicazione: 02 Marzo 2008

File under: jazz-rock, avant fusion

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo (Album 2008)

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