La scena indie pop rock di Montreal degli ultimi anni ha in Spencer Krug uno dei suoi protagonisti, coinvolto come è noto in innumerevoli progetti paralleli (Swan Lake, Wolf Parade…). Sunset Rubdown si è trasformato via via, da esperimento solista, in gruppo vero e proprio, arrivando ora al quarto album.
Con Dragonslayer si riparte non dal penultimo Random Spirit Lover (2007), che aveva rappresentato un mezzo passo falso con il suo psych pop costruito, dilatato oltremisura e piuttosto dispersivo, bensì dai primi due dischi.
Riappare allora l’obliquità che tanto ci era piaciuta allora, un misto di pop e glam, barocco e melodie sghembissime, stratificato e dissonante il giusto. Con una destrutturazione meno accentuata che in passato ma ancora presente. L’imprevedibilità degli Sparks (Idiot Hearts), Bowie e Roxy che incontrano i soliti Arcade Fire (Silver Moons), qualche traccia appena d’acidità ereditata dagli esperimenti del penultimo (Black Swan, la lunga finale Dragon’s Lair in odore di Neil Young), il solito gusto netto per la melodia, accenni Broken Sociale Scene e Tv On The Radio (Paper Lace).
Il tutto è più diretto e senza fronzoli, con una bella urgenza, e arriva direttamente questa volta.
(7.1/10)
Scheda: Sunset Rubdown
Pubblicazione: 05 Luglio 2009
File under: indie pop
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