Recensione
Love Travels At Illegal Speeds Graham Coxon
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power pop, punk, songwriting Voti redazione e staff

Graham Coxon

Love Travels At Illegal Speeds

EMI

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Cinque album alle spalle sono già tanti, figurarsi se a questi se ne aggiungono altrettanti realizzati nelle fila di una delle band più acclamate del decennio scorso, con tutti i pro e i contro che ne derivano in termini di indipendenza (artistica e non solo). Incurante di tutto e di tutti (Gorillazcompresi), l’ex Blur Graham Coxon ormai veleggia sicuro sulla propria rotta, ben saldo nel ruolo, ritagliatosi già dal 1998 con The Sky is Too High, di cantautore indie. Se un paio di anni fa si era presentato in una veste più hi-fi e prodotta dopo le rilassatezze in bassa fedeltà delle prime prove, oggi l’ex guitar hero torna con quello che aveva annunciato come un concept sull’amore, e che in realtà è una raccolta di brani power pop in cui, a trentasette anni suonati (!), si crogiola nella posa di eterno nerd incazzato.

Love Travels At Illegal Speeds èil più immediato e meno cantautorale dei dischi di Coxon, in cui spopolano chitarre distorte e rabbia adolescenziale, con un’inedita attitudine punk (vedi il trittico iniziale Standing On My Own Again / I Can’t Look at Your Skin / Don’t Let Your Man Know, tutto un imperversare di Sex Pistols, Ramones, Jam e Who), ai limiti dell’emo (le liriche o titoli come Gimme Some Love e You Always Let Me Down); per il resto vale un po’ quanto già detto riguardo a Happiness in Magazines: se volete sapere cosa manca ai Blur dai tempi di 13 fatevi un giro dalle parti di Just A State Of Mind, What’s He Got e See A Better Day e avrete la risposta.

Poi per carità, quando vuole Graham fa vedere che stoffa pop e - giusto per ricordarlo - abilità alle sei corde non gli sono venuti certo a mancare: You and I, Tell Like It Is, Don’t Believe Anything I Say e Flight To The Seanon sfigurerebbero affatto nel canzoniere dei Blur (o in quello di ogni songwriter pop-folk che si rispetti); il punto semmai è che oggi Coxon, anziché cedere alle incessanti avances di Albarn, preferisce associarsi a gente come Kaiser Chiefs (per cui apre i concerti) e Bloc Party (dei quali I Don’t Want To Go Out potrebbe essere un’outtake!), mostrandosi inesorabilmente rivolto a un passato anche anagrafico anziché al futuro. Love Travels… suona come una presa di posizione netta, che la dice lunga sul carattere cocciutamente indipendente e assolutamente uncompromising (ai limiti dell’autismo) del personaggio. Solo per affezionati.

(6.4/10)

Scheda: Graham Coxon

Pubblicazione: 13 Marzo 2006

File under: power pop, punk, songwriting

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