Recensione spot
20 Orbital
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Big Rave Voti redazione e staff

Orbital

20

Rhino

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La loro recente reunion non promette niente di nuovo. Troppo freschi i pessimi risultati ottenuti dai fratelli nei Duemila, sia con le ultime cose come Orbital sia come solisti. Fortuna che per festeggiare e rimediare c’è questa bella compila. Tanto bella quanto definitiva: due cd che ripercorrono il meglio di una carriera e almeno un remix (su tre) di lusso, Halcyon di Tom Middleton. Soprattutto un tomo che ricolloca correttamente nella storia il duo come il fiore all’occhiello di quella crema di raver/produttori che fecero il salto proponendosi come rock (meglio wave) band per il millennio a venire (questo) e non più come dj.

Il nostro futuro presente è andato diversamente eppure meglio non poteva andare, il ricordo live che conservo dai tempi d’oro ritorna fedele e i due con gli occhialini a doppio led laterale rubati dai Residents - che oggi li puoi vedere soltanto addosso a Geologist (Animal Collective) – sono ancora quella botta pinkfloydiana che culminò, quella sera, a Ibiza, nell’esecuzione del loro brano d’esordio. Era Chime e il suono primi Novanta dance brit festeggiava la sua Wish You Were Here sette anni dopo la prima pubblicazione.

Gli Orbital esistono veramente dall’inizio del movimento, o perlomeno, dal picco della prima ondata  e nell’89, 20 anni fa, quel brano già spopolava. I fratelli lo presentarono al Top Of The Pops. Premettero il tasto play e rimasero immobili. Bastava la musica perché il simbolo della così nominata Second Summer of Love britannica era distillato e poco importava se veniva etichettato con un indistinto house/techno, ora abbiamo tutto il tempo per comprenderne il fascino della leggenda.

Chime, e il gemello cattivo Satan (acid distillata con un cucchiaino di Beltram), resistevano a tante delle tentazioni bleep e ultra acide del periodo opponendo un equilibrio e una sublimazione invidiabili e invidiati. Quei suoni erano figli della stessa famiglia, fatti con le stesse primordiali macchine, eppure erano autorevoli. Si giocavano la carta del super-io. In Chime, specialmente, il climax era perfetto e proprio su quello standard gli Orbital si misurarno in spazi ritagliati ad hoc: le tracce di chiusura.

In scaletta troviamo una sempre magnifica Belfast (Green Album) e Halcyon (Brown Album), nella take housey di Middleton. Con Lush il cerchio balearico si chiude sia in omaggio al revival attuale sia in senso filologico chiudendo la (allora) moda dell’ambient per la vera fase adulta della, chiamiamola, band.

E la storia andò così: se Snivilisation fu la premessa, la storia la scrisse Insides e il picco di popolarità la colonna sonora del Santo. La compila gli oppone un interesse per i brani chiave del primo periodo (ben due versioni di Lush e Impact) e per alcuni singoli (uno su tutti The Box, il sommo brano orbitale).

Minimo comun denominatore: la voglia di lasciare un segno autorevole quanto classico con un suono in grande e totale da bravi brit che non sanno fare a meno di misurarsi con le storie antiche e moderne. Ne esce un lavoro imprescindibile, specie nel primo cd. E non dimentichiamoci che Goldfrapp viene da qui (è qui). 

(7.5/10)

Scheda: Orbital

Pubblicazione: 20 Giugno 2009

File under: Big Rave

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Ristampe, Compile, Live 2009)

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