Recensione
Black Holes And Revelations Muse
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pop, rock Voti redazione e staff

Muse

Black Holes And Revelations

Warner Music Group

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Sono passati tre anni da Absolution, il disco che ha sancito la definitiva consacrazione dei Muse anche al di là dell’Atlantico, finendo altresì per mostrare la corda perfino presso gli schieramenti degli appassionati. Già, perché il gioco di Matt Bellamy e compagni è talmente scoperto che, volendo tracciarne la parabola artistica, le danze potrebbero considerarsi ampiamente chiuse sin da quell’Origin Of Simmetry(2001) che suggellò col botto l’avvento sulle scene di una band destinata a conquistare il grande pubblico a suon di emotività cheap (per gentile concessione Radiohead/ Jeff Buckley), rock ad alto volume (preso a prestito dal nu metal ancorché dal grunge) ed effetti speciali assortiti (tecnicismi / classicismi in forte odore di prog). Un risultato prevedibile, un po’ come per i Placebo, senza però rispetto a questi ultimi mostrare alcuna – ruffiana - velleità indie ma sbandierando una pomposità e una grandeur degna di ELP o dei Queen (senza purtroppo possederne l’auto-ironia). Con tali presupposti, inutile cercare una qualsivoglia traccia di evoluzione o ricerca: the show must go on, il circo va avanti ed è questo quello che conta. O forse no.

Stavolta i Muse qualche nuova carta se la giocano, e a dirla tutta nella prima parte di Black Holes And Revelations ce n’è abbastanza affinché l’ascoltatore possa gustarsi l’illusione – piacevole - che il sound degli inglesi si sia aperto ad altro. Certo, questo altro sono gli arrangiamenti elettronici dell’iniziale Take A Bow (barocca as usual in fase di scrittura), la faciloneria U2 di Starlight, le spruzzate Depeche Mode dell’era Violator nel singolo Supermassive Black Hole (con falsetti Prince a corredo) e Map Of The Problematique; ma a mettere le cose a posto però ci pensano le restanti tracce, tra parodistici romanticismi rétro (Soldier’s Poem), ballate emo-pop (Invincibile) e assalti caciaroni-metalloidi in puro stile Muse (Assassin), più una trilogia finale - City Of Delusion, Hoodoo, Knights Of Cydonia- che è tutta un saliscendi stilistico, degna dei parossismi megalomani dei Mars Volta (lo si intenda come un complimento o meno, è del tutto indifferente). C’è da scommettere che i fan saranno contentissimi, i detrattori altrettanto. Il resto, è noia…

(5.0/10)

Scheda: Muse

Pubblicazione: 11 Luglio 2006

File under: pop, rock

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2006)

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