Recensione
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Genere

indie rock

Data di uscita

Giugno 2006

Pubblicazione

12 Giugno 2006

Sonic Youth

Rather Ripped

Geffen

Ripartiti da quattro dopo l’abbandono di Jim O’Rourke, i Sonic Youth approdano al quattordicesimo album in studio che, senza troppi giri di parole, è il loro lavoro più diretto, semplice e pop di sempre.

Una realtà che, nell’incessante girandola di attività dei Nostri (un tour de force che definire stacanovista sarebbe eufemistico, tanto che, anche da parte di certa critica, sono sempre più frequenti crisi di rigetto per sovraesposizione), rischia di passare inosservata. A torto, perché se qualcuno volesse cercare una sorta di evoluzione nel percorso artistico dei Sonic Youth (per quanto questo concetto possa avere un senso), dovrebbe partire da Rather Ripped. Mentre lo scorso Sonic Nurse macinava gli elementi base costitutivi del sonic sound in un frullatore post-moderno, stavolta si parte proprio dalla canzone, dalla melodia, similmente a quanto già fatto in Murray Street, ma lasciando qui in secondo piano stratificazioni sonore e arrangiamenti complessi, riducendo il noise da elemento base a puro contorno. A pensarci, una sorta di rivoluzione copernicana (almeno sulla carta), che nei fatti si traduce in un songwriting  vicino più al cantautorato che alla wave (vedi Do You Believe In Rapture?, che pare uscita dalla penna del Neil Youngpiù romantico) e nell’impiego - ostentato e non casuale - di elementi base del rock classico come backing vocals, progressioni armoniche convenzionali, riff (la stooges-iana Sleepin’ Around) e addirittura in qualche caso assoli (per certi versi, delle novità assolute nel repertorio della band).

L’uno-due iniziale Reena e Incineratenon lascia scampo, spandendo particelle di un college pop sorprendentemente maturo ed orecchiabile, spogliato com’è delle asprezze punky del passato (quelle di Dirty o Experimental Jet Set, Trash And No Star), così come Turquoise Boy, The Neutral, Or e Lights Out, tutte giocate sulla leggerezza delle melodie e le sospensioni piuttosto che sull’impatto sonoro; beninteso, il sound resta pur sempre inconfondibile, e l’alone di già sentito è di conseguenza inevitabile (Jam Runs Free e What A Waste potrebbero stare su Dirty, Pink Steam su A Thousand Leaves, e anche il contributo di Ranaldo, Rats), ma a conti fatti prevalgono i colpi andati a segno. Prevale soprattutto lo spirito che caratterizza da sempre i Sonic Youth, ovvero l’intendere la musica come esigenza espressiva inderogabile, a costo di risultare ripetitivi o, come in questo caso, di aggiungere con successo un nuovo tassello ad un mosaico già abbondantemente definito. Che poi è il loro massimo pregio, o, se volete, il loro peggior difetto.

(7.1/10)

Scheda: Sonic Youth

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2006)