Per molti, è un sogno che diventa realtà. Per altri, è l’inevitabile conseguenza della reunion di un paio d’anni fa. Per altri ancora, se ne poteva comodamente fare a meno. Fan, realistici e scettici, tutti hanno ragione e tutti si sbagliano, su Beyond. Perché in fondo sono - siamo - tutti condannati allo stesso Eterno Presente, fatto di ritorni (siano essi attesi, inaspettati e improbabili), tour/rimpatriata, antologie, ristampe deluxe. Poi, fin troppo facile ironizzare su una band che ha scelto di chiamarsi Dinosaur, non vi pare?
Chiunque di recente abbia visto dal vivo il ricostituito trio – in questa forma, assente dalle scene dal 1989 -, avrà avuto modo di accorgersi che la potenza sonica originaria è invariata (semmai, resa più feroce e devastante dalle mega-amplificazioni a disposizione oggidì), e che quell’insana tensione fra Mascis e Barlowsu cui si reggono i giochi, oggi come allora, è praticamente intatta. Piace pensare che scrivere e registrare queste canzoni sia stata una conseguenza naturale del tornare a suonare insieme, nonostante il cinico bastardo dentro di noi suggerisca invece si tratti di freddo calcolo o peggio, stanca routine ad uso e consumo del pubblico pagante (vedi anche alla voce: reunion Sebadoh).
Piuttosto, sarebbe bello vedere J., Lou e Murph come i rinati Crazy Horse di Ragged Glory: impronta riconoscibile sin dalla prima nota, furore giovanile appena stemperato da matura riflessività, identità inossidabile, proprio come la voglia di esserci. Una suggestione che si fa reale nella lunga cavalcata di Pick Me Up, per esempio, o nell’apocrifo Young This Is All I Came To Do, o ancora nelle ballate semi acustiche - tipicamente Mascis - Crumble e I Got Lost. Per il resto, negli inconfondibili power pop Almost Ready e Been Here All The Time, nelle sferzate hard rock-grungy di It’s Me e nelle puntuali apparizioni di Barlow (Back To Your Heart, Lightning Bulb), tutto è al suo posto: i decibel, i watt, il muro impenetrabile di chitarre, i fuzz luridi, le possenti rullate di Murph, il basso maltrattato di Lou, i riffoni, gli assoli tamarri, le melodie istantanee e il canto indolente di Jay. Certo, adesso il cinico bastardo dentro di noi tornerà a farsi sentire… ma basterà alzare il volume. Ché Beyond, in fin dei conti, è un bel disco. Un gran bel disco. Sparatelo a palla nello stereo, sfondate gli altoparlanti e i vostri timpani, e amen.(7.2/10)
Scheda: Dinosaur Jr
Pubblicazione: 27 Aprile 2007
File under: indie rock
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