Dopo l'esordio, dieci anni fa, col sorprendente Black On Both Sides, un concentrato di classe, intensità ed efficacia con pezzi magici come Umi Says e Mathematics, Mos Def aveva spiazzato tutti con un disco dalle forti inflessioni rock (nelle basi con chitarroni) e ragga (nei cantati), non brutto, anzi interessante, ma strano assai, e con un terzo capitolo invece piuttosto deludente, sottotono. Torna ora dopo tre anni (nel frattempo ha sempre più intensificato l'attività di attore, fino al ruolo di protagonista per il Gondry di Be Kind Rewind), e siamo a metà strada tra la seconda e la terza prova.
In media si tratta di pezzi carini, ma che scorrono via un po' così. Meno rock (Supermagic), restano i cantati raggaggianti di cui sopra, spesso davvero fuori fuoco (Workers Comp.). Alcune sbracature nelle basi, quando proprio non basi brutte, o comunque inadeguate (Life In Marvelous Time di Mr. Flash). E poi corpi estranei come No Hay Nada Mas, cantata in spagnolo, più caricaturale che d'atmosfera: anche qui, non brutta, ma perché. Le cose migliori sono i pezzi con le basi di Madlib (tra cui un riciclaggio da BK in India, pezzo ipnotico), bella History dai beat tapes di Dilla (e che poteva benissimo stare su Donuts), con un veloce feat di Talib Kweli che fa rivivere l'interplay dell'ormai vecchissimo Black Star. Carine anche la solo percussiva Quite Dog Bite Hard, con accenni samba, e la conclusiva, un po' pasticciata forse, ma divertente, Casa Bey, primo singolo. Altro feat interessante quello con la Muldrow.
Testi come sempre piuttosto conscious, Def con sprazzi della sua classe storica, ma che spesso e volentieri rovina tutto accennando il cantato o con certi effettacci sulla voce. Soprattutto, mancano i pezzoni. La sensazione insomma è quella di un grande talento un po' trascurato.
(6.4/10)
Scheda: Mos Def
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