Ascoltando gli Ween, il detto secondo cui il sonno della ragione genera mostri viene in mente dopo un paio di minuti o poco meno. Figli degeneri di Zappa e del prog, cugini campagnoli di Wayne Coyne senza la capacità di scrittura di costui, i finti fratelli Dean e Gene Ween sono compagni di liceo di Bobby Conn - solo che lui a lezione dicono c’andasse - o degli Elio E Le Storie Tese per chi vuol restare nell’orticello “indie” senza sporcarsi. Il che, in parole più povere, significa scatologia a piene mani, umorismo di grana poco fine e intrecci strumentali tanto virtuosi quanto vacui, incastrati a forza dentro composizioni che fanno di tutto per incrociare pop, folk, hard rock e musical con naturalezza da colorante fuorilegge. L’infantile spacciato per demenziale, insomma, mentre chi ha fatto la battuta ti dà di gomito e stupido tu che non ridi.
Dedicato alla memoria di John Candy (il cui spirito fallì nel benedire le sonorità qui contenute, nonostante il brillante seventies pop What Deaner Was Talking About), Chocolate And Cheese giungeva nei negozi nel 1994 in pieno boom del rock indipendente, secondo lp per una Elektra che aveva reclutato la band dopo lunga gavetta. Allargava ancor di più la già ampia tavolozza appioppando country inebetito (Drifter In The Dark), Prince alle prese col Philly sound (Freedom Of '76) e l’electro (Roses Are Free: discreta), caraibi artritici (Voodoo Lady) e Messico da cartolina (Buenas Tardes Amigo). Altrove ci s’imbatte in chitarre spaziali che folleggiano sopra e sotto le righe, idiozie belle (?) e buone (??) riguardanti AIDS e meningite, ballate sull’infedeltà femminile e canzonette che parlano di pony moribondi. C’è pure chi li trovava - li trova tuttora - divertenti per non dire geniali, e nessuno o quasi che si ricordi The Might Be Giants. A suo tempo, di Chocolate And Cheese mi piacque giusto la copertina. Nonostante il tempo trascorso,non ho cambiato idea.
(5.5/10)
Scheda: Ween
Pubblicazione: 15 Maggio 2007
File under: indie demential
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