Recensione
Universal Malcontents Outrageous Cherry
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psych-pop Voti redazione e staff

Outrageous Cherry

Universal Malcontents

Alive Naturalsound Records

Universal Malcontents, ennesimo album del quartetto Outrageous Cherry, parte da un bluesaccio del sud bello tirato e pieno di coretti (I Recognised Her), passa attraverso una melodia pop malinconicamente inglese (Anymore) e approda sulle spiagge preferite, quelle targate VU altezza Nico (It’s Not Rock’n’Roll...And I Don’t Like It).

Si riassume nei tre pezzi iniziali la parabola ultradecennale della band detroitiana. Sean Elwood (basso), Samantha Linn (batteria) e i due fondatori Larry Ray (chitarra) e Matthew Smith (voce, chitarra, organo) – stabilizzatisi in questa formazione dopo la consueta girandola di bassisti e batteristi – sono l’ennesima band di onesti lavoratori del pop più sixties oriented ad essere destinati all’oblio o al massimo ad un culto iper-sotterraneo. Eppure, come succede spesso in questi casi, di grosso peccato si tratta, perché Universal Malcontents contiene 10 pezzi godibilissimi nella loro mistura in parti diseguali di Velvet Underground (diciamo 6 parti), Beatles (almeno un paio di parti), psychedelic pop dei tempi andati (i 60s, nello specifico) e passione sballona per suoni fuzz e attitudine garage (le restanti parti). Zero innovazione, personalità a sprazzi, passione come se piovesse. In definitiva un buon disco di genere.

(6.5/10)

Pubblicazione: 17 Giugno 2009

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Stefano Pifferi
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