Recensione
Restaurant Of Assassins Neil Landstrumm
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Wonky Pop Voti redazione e staff

Neil Landstrumm

Restaurant Of Assassins

Planet Mu Records

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Fin dall’inizio della sua epopea (il 1994) Neil Landstrumm si è formalmente associato alla scena Wonky, un manipolo di illuminati (Cristian Vogel, Si Begg, DJ Sueme, Crystal Distortion Michael Forshaw…) che intendevano liberare la techno dalla schiavitù della cassa in quattro. Album dopo album e eppì dopo eppì,  Landstrumm è arrivato alla sesta fatica con coerenza e gusto non indifferenti, dimostrando ancora una volta a se stesso e alle scene post-techno di come la “devoluzione” del ritmo (alternativa alla più famosa febbre drill aphexiana) abbia trovato nel ghetto nero tutto il necessario per sopravvivere e generare nuova vita. E parliamo, alla fine della fiera, di dubstep ma soprattutto di tradizione, perché Restaurant Of Assassins è un mix di flavour techno di filiazione detroitiana incatramati di ragga e hip-hop e una presenza massiccia delle macchine Roland, nonché un incessante typing di tasti-tastiere di kraftwerkiana memoria (ma anche sirene KLF). Un approccio homemade e una visualità pesta da cyber cartoon completano così un quadro fuori dai giochi del trend, come se nella tavolozza futurista della Città dei motori colasse un liquame da soundsystem post-atomico, tra bassi dub e clangore di metalli, sample illustri e qualche ectoplasma vocale in repeat.

In continuità con Detroit, giù fino ai maestri di Dusseldorf, Neil (che è scozzese ma ha vissuto molti anni a New York) rilegge gli stilemi Novanta britannici, forgiando un mutante appiccicoso e ottimamente congeniato: prendete Wake Up Kids dove coerenza significa acido riff synth su un tappeto EBM con frequenze medie a slangare scratch, sibili siderali e electro-suonini da film di fantascienza. Al crescendo, all’inno underground che solitamente incalza in questo tipo di partiture (vedi primi Orbital), il produttore/musicista preferisce il capo chino sul ritmo, rifiutando il groove chicagoano per un commando dub e breakbeat. Naturale che le tracce successive parlino il verbo del dubstep e il gioco si farà vischiosamente techno-dark.

Al calar dei bpm, i bassi si fanno bituminosi (Assassin Master, Give Them Fire) mentre le declinazioni ragga si stagliano su tappeti M|A|R|R|S e lemmi old skool (Reverse Rebel con ospiti i Ragga Twins, Rockers 'The Underground King') aprendo squarci di desolazione e vuoti informatici (Harlem Shoot Me, e ancora Rockers e Lung Dub con ospite Si Begg) costantemente deformati dal lavoro di synth in manipolazioni sempre più intestinali. C’è anche della losca industrial che esala dall’intingolo, la si annusa chiaramente in una traccia come Tusk Hunter dove l’influenza viene anche dalla scuola 8 Bit (Big In Chapeltown con il campionamento di Pac Man). È l’ennesimo (s)punto a favore di Neil, dimostrazione di quanta pelle e circuiti brucino e quanta coerenza ci sia in ballo. Fino alla nausea.

(7.0/10)

Scheda: Neil Landstrumm

Pubblicazione: 01 Maggio 2007

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)

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