Nel marasma delle recenti uscite albioniche, fra un grande ritorno, un klaxon di qua e un horror di là, quasi ci sfuggiva da sotto il naso il debutto dei Larrikin Love, sbarbatelli di Twickenham che NME non ha esitato a etichettare come capiscuola di una fantomatica scena Thamesbeat. Cosa poi volessero dire i colleghi d’oltremanica non è molto chiaro probabilmente neanche a loro; fatto sta che, grazie a un accordo tra la Transgressive – small label particolarmente acuta - e la Warner, i quattro londinesi si trovano già in una posizione invidiabile per degli esordienti. Ok, il copione è il solito, e chi si chiede cosa mai avrà di speciale l’ennesimo parto dell’ondata post-Libertines fa bene ad avvalersi del beneficio del dubbio.
Fa bene sì, perché si godrà di più la sorpresa, ascoltando The Freedom Spark. Dite quel che volete, ma innestare in un canovaccio di marca Doherty (ovvero, Clash + Smiths) sonorità klezmer e tzigane non è cosa che riesce spesso, tantomeno in modo così naturale ed efficace. Six Queens e Edwould, ovviamente due singoli, stanno lì a dimostrarlo, mentre Happy As Annie fa ancora meglio: un bluegrass che scivola in reggae e punk come nulla fosse, con tanto di ritornello killer. E ancora: Meet Me By The Getaway Car, che da brit ballad romantica vira ragamuffin, o On Sussex Down, bossa che si trasforma in power pop à la Police. E così via, in un mix di arroganza da enfants prodiges (fra gli ospiti c’è un certo Patrick Wolf, guarda caso) e ricerca stilistica intellettuale e popolare – inteso come pop ma anche folk, se fra le altre cose in At The Feet Of Re si rievoca lo spirito dei Pogues più classici.
Non bastasse, a capo dell’avventuroso combo c’è uno che vorrebbe “fare un falò a Westminster con la porta di Downing Street”, a cui “l’Inghilterra non ha più niente da offrire”, dal momento che “ogni cosa che adora è venuta prima del 1984 ” (Downing Street Kindling). Viste le assonanze col Morrissey di Meat Is Murder / The Queen Is Dead - anche nella deliziosa Well, Love Does Furnish a Life –, allungheremmo la soglia di un paio d’anni, a voler esser precisi.
Eppure questo è il suono della generazione dell’’86, di quelli che in quell’anno ci sono nati, non dei vecchiacci che se lo ricordano. O meglio, di quella parte di essa che non si riconosce nelle intricate e logorroiche rime urbane di Alex Turner o nei plastificati weekend in città dei Bloc Party. Che vuole essere diversa. Come Edward Larrikin e i suoi, un po’ art rockers un po’ bohemiens, un po’ orchestrina un po’ punk band. (7.2/10)
ndr: al momento di pubblicare la recensione, apprendiamo che i Larrikin Love si sono sciolti. Il loro unico album, The Freedom Spark verrà comunque distribuito in Italia da Ryko / Audioglobe. (20-05-07)
(7.2/10)
Scheda: Larrikin Love
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