Recensione
Panic Prevention Jamie T
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Pop Voti redazione e staff

Jamie T

Panic Prevention

Virgin

Jamie T è un tipo in grado di vomitarti dozzine di strofe in posa post-punk con una leggera stonatura reggae e accompagnarsi di sola chitarra, effettini e praticamente nulla più. È un ragazzo acqua e sapone che gli dai anche sedici anni, un fenomeno fresco come il più fresco Patrick Wolf, ma a differenza sua e delle pose neo-classiche, al pop e alle compagini indie, preferisce uno slacking torrenziale dove, tra scazzo e frizzo, si racconta e ti racconta. È un Pete Doherty ripulito dalle droghe con tutte le levette energetiche al top. Parla parla e tu a seguirlo su e giù per quelle strofe che a volte dicono nulla e a volte quello che vorresti. La luna, la metro, il mare, Ike & Tina. Avere 21 anni. La scuola. Young Girls. I soldi e le sigarette.

Jamie te le canta e te le strofina davanti a una TV in una scenografia d’appartamento british. Girano i canali: c’è il Jamie white hip-hop, il ragazzo che in rima ti stravolge una indie song mettendoci dentro quel chiacchiericcio da The Streets. Disadattato? Macché. Poi c’è il Jamie indie-rock a cui piacciono le basi drum’n’bass. Quello che ti suona come un Casiotone For The Painfully Alone in euforia da ganja.E il Jamie T novello Bright Eyes dal folky ai minimi termini. Quello un po’ Arctic Monkeys al lunapark (Operation). Ci piace e non poco la freschezza che c’è qui dentro, una catchyness contagiosa. Balli e ascolti. Bass e reggae.

Ascolti e balli. Perché difficilmente in tanta varietà ti viene il dubbio che dietro alla T ci sia il poco dei fenomeni di plastica. Prendete pure Sheila, la più classica base tum-tum-cha-tum-cha e il più tipico white hip hop anni 90, una ballata buonista da rise up del ghetto in mano al nerd, nossignori lo scarto di voce (scherzi, l’ugola cartoon, una dizione indie), e i tocchi cazzoni degli ospiti nel backstage bastano a far la differenza. Questione di poco esser se stessi. Stato di grazia che ribussa alla porta in Calm Down Dearest, ruffiano il ritornello, ma geniale quello slacking soul simil-Cocorosie (quelle di ora). Il video casalingo poi, che più disarmante non si può, completa il quadretto e non resistiamo alla simpatia, all’accortezza dell’arrangiamento che quando si tratta del canto ci sei, e quando in ballo c’è una produzione alla buona ci fai, hai voglia. Noi facciamo che gli diamo

(7.0/10)

Scheda: Jamie T

Pubblicazione: 01 Agosto 2007

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2007)

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