Classic Spot
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Genere

art pop

Data di uscita

Giugno 1984

Pubblicazione

19 Giugno 2004

David Sylvian

Brillant Trees

Virgin

Nel 1984 le charts di tutto il mondo erano popolate dal synth pop, un delirante scenario di look glamour e note zuccherose che vedeva nei Duran Duran la sintesi perfetta di quel mondo nato anche grazie ai Japan di David Sylvian. E proprio mentre il seme Japan mieteva vittime tra i vari Simon Lebon e Tony Hadley, Sylvian confezionava tra Londra e Berlino il primo capitolo di una lunga carriera solista. Ryuichi Sakamoto, l’ex mentore dei Can Holger Czukay e la tromba quartomondista di Joh Hassell, oltre ai fidati Richard Barbieri e Steve Jansen, gli invitati al restyling. Ne nasce un mood tra Brian Eno (periodo Before After And Science), jazz e, giocoforza, Japan declinati però in figura art-cantautorale.

Se l’inaugurale Pulling Punches risente ancora del groove di un tempo, le successive Nostalgia, The Ink In The Well e Wheatherer Wall muovono verso lidi folk intrisi di jazz. Sono ballads ad alto tasso emozionale. È il nuovo habitat del Nostro. Red Guitar è un funky austero, mentre il basso distorto di Backwaters rabbuia per un attimo l’ambiente. Solo pochi istanti prima del climax assoluto, alle porte del gesto che renderà l’uomo immortale: un mantra di otto minuti e passa dove Sylvian, cerimoniere nella prima parte, lascia poi il testimone ai soffi world di un Hassel (coautore del brano) in stato di grazia e capace di dipingere un finale visionario come pochi.

È la title track. L’epilogo. Il nuovo inizio. Brillant Trees è la risultante di più corpi gestiti da un'unica mente. La stessa che da qui in avanti esplorerà i lati più avventurosi della canzone d’autore.

(9.0/10)

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Gianni Avella