Recensione
When It falls Zero 7
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Elettro Pop Voti redazione e staff

Zero 7

When It falls

Pias

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Che il sound degli Zero 7 emulasse quello del duo Nicolas Godin e Jean-Benoit Dunckel era un’idea balenata a molti non molto tempo fa, tanto che si parlò di una versione londinese degli Air. Ascoltando la seconda prova del gruppo, uscita a quasi tre anni di distanza dal fortunato Simple Things, la sensazione è di un prodotto consapevolmente scremato, che vive di forme prese a prestito e atmosfere fugaci ricche di spunti, nessuno dei quali però approfondito a dovere.

Come ci si poteva immaginare, anche in questa sede le influenze Air sono determinanti nel colorare i fondali e, per il resto, vi è un sentire piacevole, sobrio e leccato, che si traduce in feel dalle connotazioni soul, dai languori west-coast, dal retrò seventees. In altre parole: lounge music contemporanea, cioè musica composta di suoni antichi arrangiati con moderne tecniche digitali, ricca di ovattati sapori e appena percettibili odori esotici.

La musica degli Zero 7 è, ancora una volta, amniotico air-bag, limbo post-orgasmico e malcelata melanconia, aspetto quest’ultimo che va a lambire consapevolmente le lande sonore dei bristoliani Massive Attack e dei londinesi Laika. Arrivando al dunque, When It Falls è una raccolta di brani tanto deliziosi quanto oziosi, che rimuginano sostanzialmente lo stesso concetto dall’inizio alla fine. Insomma: una patacca.

When It Falls non sgarra nemmeno un po’ dai cliché della prima prova, le melodie non brillano di originalità e spesso sono intercambiabili. Se per lounge music, o come vogliamo chiamare questa scuola di relaxed soul psichedelic ’70 people, intendiamo un esaltazione massima della superficie, allora occorre che questa sia la più originale possibile, che si scavi verso una personalizzazione dell’arrangiamento, com’è altrettanto vero che un marchio, anche se preso a prestito da qualcun altro (si ascolti il piccolo grande plagio di When It Falls), ha bisogno di qualche piccola imperfezione per respirare e tenersi in vita. Pur usando gli stessi synth, rispetto agli Air, gli Zero 7 sono più eleganti, sofisticati e seriosi (non dimentichiamo che c'è un certo Nigel Godrich come terzo membro aggiunto), tutti assi nella manica che lasciano il tempo che trovano senza il talento che distingue l’artista dall’artigiano.
La fruizione dell’album è pertanto di fugace decompressione: musica “leggera” tanto piacevole come tappeto sonoro in casa di amici, quanto deludente e noiosa se acquistata e portata nel proprio appartamento. A nulla serve l’alternarsi dei cantanti: la pietanza prelibata, mangiata tutte le sere, comincia a sapere della solita minestra.

(5.0/10)

Scheda: Zero 7

Pubblicazione: 01 Marzo 2004

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2004)

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