Il sostrato amniotico delle musiche ricorda tanto Niobe (Ending Kiss) quanto la Bjork omogenica (Magic, Sun!). L’anima delle canzoni invece, secondo l’autrice, sta nel “prendersi la libertà di un party da soli, fuori da tutto e da tutti”. La verità è da queste parti, tra gli smalti del Giappone tradizionale innestato delle fragranze ritmiche del post-Warp. Nelle pieghe di un’indietronica suonata quanto processata. D’immagini molli, smalti avvolgenti, concretismi new age, origami elettronici. La verità è fatta di gassose assenze. Di tepori in loop.
È buona e infinita come Drake e, come lui, una zombie bianca, armata di sola umanità e anemia. Trasparente. Come se Tara Jane O’Neil fosse nata in Giappone (un ponte? La chitarra in Ending Kiss e Gift diritta verso Chicago). E se le lenti deformi dell’interfaccia culturale potrebbero ingannarci, quel dream pop usato a mo’ d’ombrello per pararsi l’anima svela l’infinita tristezza che s’agita in Solo, che appunto è un album tutt’altro che plumbeo. Non si praticano effetti speciali per svelare il vuoto, anzi a tratti si balla persino, o perlomeno si muove la testa. Lentamente. Il profondo si scava la via ascolto dopo ascolto. E prima o poi ci s’arriva. Disarmati dalla accuratezza degli arrangiamenti, dalla loro assenza, dall’uso del basso che pulsa come un cuore in aritmia, dall’impiego parsimonioso dei gingilli più frequentati (i Múm in No Error In My Memory).
In fondo c’è Tuijko. Il vortice più temibile. Il nettare più innocente. Dolce, inesorabile, confortevole tela bucata. Basterebbe questo ma in coda c’è In A Chinese Restaurant: base breakbeat e soffice elettronica flipper Mouse On Mars. Pure house in un tratto, e soprattutto una voce che riacquista una sensualità che pareva non esser di casa in una melodia tranchant per un Giappone d’export. Come dire: il sogno e la plastica. Ognuno ritorni a coltivare il proprio giardino zen.
(7.2/10)
Scheda: Tujiko Noriko
Pubblicazione: 01 Febbraio 2007
File under: Elettro nippo Pop
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