Se Standards aveva proiettato l’ombra del blocco creativo sulla compagine di Chicago, ripetendo sterilmente una formula ormai ampiamente collaudata, It’s All Around You, nuova fatica del quintetto, prova a superare il collo di bottiglia rimescolando per l’ennesima volta le carte in gioco. Lo si intuisce sin dalla copertina in perfetto stile videogame, raffigurante un coloratissimo collage di ambienti naturali. Il risultato non è del tutto disprezzabile e, pur mancando gli sviluppi eclatanti che avevano segnato il passaggio da un disco al successivo nelle prime uscite della band, prefigura un significativo miglioramento rispetto all'album precedente.
Miglioramento che si delinea all’interno della semplificazione, dello snellimento delle architetture, di una ritrovata linearità strutturale. Piccoli passi per ricominciare. E’ evidente fin dall’elementare tema latino imbastito dalla chitarra di Jeff Parker nella title-track, fulgida di iridescenti ritmi sudamericani. The Lythium Stiffs è un esperimento vocale dai toni minimalisti che prende a prestito la voce di Kelly Hogan, per poi terminare in una coda di accordi floydiani: nulla di particolarmente sconcertante.
Punteggiate da sottili rivoli di vibrafono, le tastiere aeree di Crest rimandano direttamente all’età dell’oro canterburiana mentre Stetch (You Are All Right) mette in bella mostra intrecci reiterati di Fender Rhodes, xilofono e chitarra che richiamano certe strutture di Millions Now Living Will Never Die. Unknown è un Morricone fuori fuoco su un piano-sequenza lynchiano che sfiata la propria tensione nella mitragliante batteria di Dot/Eyes, punta di diamante del disco, alimentata da cariche di electronics a deflagrazione floydiana (ricordate le pale dell’elicottero di On The Run?).
I toni rilassati di On The Chin ristabiliscono la quiete con una tastierina raminga che rimanda alle ultime elucubrazioni degli Air, mentre il bozzetto ambient-elettronico di By Dawn rievoca certi artifici di Standards.
Il meglio avviene nel finale con la ritmica motoristica krauta e i singulti di basso di Five Too Many, ma soprattutto con Salt The Skies, che inizia ciondolante per poi esibire connotati hard-rock, tra chitarre à la Black Sabbath e drumming massiccio e sfumare in un turbinio sfrigolante di electronics e marimba. Da sottolineare infine il lavoro di produzione, mai così sottile ed efficace, ben evidente nella molteplicità e profondità dei layer di suono e nell’integrazione trasparente dell’elettronica nell’impianto strumentale.
(6.5/10)
Scheda: Tortoise
Pubblicazione: 01 Luglio 2004
File under: Tortoise
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









