Con Standards, il loro disco del 2001 uscito in Europa per la Warp, i Tortoise entrano in una stanza degli specchi, dove ogni suono si riflette, deformato, in un altro, dove l'austerità diventa ironia, dove i toni composti del passato si sfocano in un riverbero frammentato di riferimenti privo di bussola. Destrutturazione e ironia sono i due elementi "nuovi" di questo disco, che - sia detto subito - segue le orme del fortunato TNT. Non ne è una replica esatta, è ovvio, ma non c'è quella sorta di rinnovamento che sia era sempre percepito tra i tre lavori precedenti.
Era spontanea, all'epoca dell'uscita di questo disco, una analogia con Kid A dei Radiohead, per un certo molle disfacimento del suono nel grembo dell'elettronica. Ma se per la band inglese quel cammino, quantunque impervio (si veda il dileggio di allora su Radio Deejay), era crescita, maturazione umana e artistica, Standards è semplicemente un disco minore di un gruppo in fuga impaurita dal manierismo.
I pezzi migliori infatti hanno abbondanti aromi dei dischi precedenti (Benway, Six Pack), scivolando nell'immensa prateria del già sentito. Conscio di ripetersi, il gruppo le inventa tutte per riscattarsi, facendo piovere ogni sorta di espediente: stacchi, cambi di stile, timbri elettronici vari. Purtroppo il risultato è solo quello di creare pezzi di cui non ci si riesce proprio a ricordare. I primi brani illudono. Una scanzonata Eros, la già citata Benway, la sussurrata Firefly, ma la schizofrenica ouverture con Seneca (che dopo una serie di rumori disordinati metteva sul piatto dieci secondi di suoni alla Photek e poi indecisioni cameristico-avanguardistiche), già avrebbe dovuto insospettire.
Difatti la seconda metà del lavoro è semplicemente agghiacciante. Eden 2 comincia come qualcosa da Kid A… e poi finisce, senza aver detto nulla. Monica inizia su suoni filtrati che paiono venire dai Daft Punk, virando poi disordinatamente verso un cuore nero di basso e batteria. Blackjack si presenta addirittura come la peggiore new age del pianeta su cui si innesta un tema morriconiano (meno azzeccato, tra l'altro, di quelli, splendidi, delle vecchie Along The Banks Of River e I Set My Face To The Hillside). L'incostanza che governa il disco si conferma allorchè anche questo tema si tramuta subito in una easy solare. Dopo una tale sequenza in piena picchiata, un attimo prima del crash definitivo, arriva Speakeasy. Si riesce a tirare la cloche quel tanto che basta a non sfracellarsi: chiaro, quel bel suono "pieno" di basso viene di peso dal primo disco, ma a questo punto lo accogliamo come una manna…
(5.0/10)
Scheda: Tortoise
Pubblicazione: 01 Febbraio 2001
File under: Tortoise
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