TNT, ossia "del predominio della forma sulla sostanza". Si aggiungono, in questo nuovo capitolo dei chicagoani Tortoise, al batterista John McEntire, anche nobili nomi della scena locale quali Rob Mazurek (qui alla cornetta) e Jeff Parker.
Aumentano, perciò, i legami con il free jazz di ceppo autoctono ma forse a discapito di un formalismo esasperato che la gloriosa orchestra Tortoise, che tale è in questa sortita discografica, ci propina nei 12 pezzi a titolo TNT. Esemplare ne è l’eponima intro, TNT, sorpresa in flagrante jazz da camera stimolante sì ma forse un poco frigido. Che il gruppo abbia imparato un mestiere, quello di sublimi arrangiatori, a discapito degli immaginifici coni espressivi con cui il dub bianco dei precedenti cd rivestiva le loro musiche, lo si denota già col secondo pezzo in scaletta: Swing From The Wutters, ligio a certe levigatezze prog che di lì in poi faranno capolino nel post rock d’oltreoceano, improvvisa garbatamente su di un tema melodico per poi sbizzarrire la sordina dell’elettronica free solamente nel finale. Tutto bello e avvincente ma, nonostante le citazioni colte (certo Jon Hassell dei primi ’80), carente assai di nutrienti emozionali.
L’altro perno su cui si regge l’opera, e impropriamente sarei tentato di conglobare anch’esso alle radici Seventies del prog nei nostri, è la fusion. Miles Davis e John McLaughlin stanno a guardare compiaciuti l’esito "barocco" e prezioso di questi esercizi di stile... beandosene. Purtroppo, col senno di poi, vien da dire che la materia bianca e dub dei primi due platter del combo quanto piuttosto le levigatezze armoniche in bilico fra musica filmica e post rock erudito dell’acclamato Millions Now Living Will Never Die (risalente al 1996) saranno sempre più dei fantasmi impercebili nel prosieguo di carriera dei nostri beniamini. Alcune bizzarie ancora affiorano da tanto mestierare: il nippo-carillon come riletto da un Jon Hassell in Ten-Day Interval, una The Suspension Bridge At Iguazu Falls che grooveggia in perfetto Tortoise style fra i solchi lasciti nelle armonie dalla chitarra, le ambascerie filmiche, meravigliose, di I Set My Face To The Hill Side (nostalgica e sentimentale, meglio che se un Morricone avesse attinto da Piazzolla…finalmente dimostrando, il disco tutto, di potersi scoprire anche dotato di un’anima "profonda"), il jazz’n’bass di A Simple Way To Go Faster Than Light (sorretta forse più coll’esperienza da veterani musici dei nostri che non da ispirazione superiore).
Il disco, su questa falsa riga, scorre piacevole e mai infingardo fino alla sua conclusione. Non lascia mai l’amaro in bocca, non desta mai con sussulti e sobbalzi da rivelazione assoluta e tutto questo proprio quando i Tortoise, oramai attesi al varco d’una celebrità incombente (dopo i fasti di critica underground e overground del precedente cd), divengono un nome di culto, caldo, per i musicofili di mezzo mondo. Il che non basta, evidentemente, a fare di codesto TNT un album imprescnidibile o mirabolante. Non in assoluto né tanto meno nella discografia delle Tartarughe più celebri nel post rock dei fu anni Novanta.
(6.0/10)
Scheda: Tortoise
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