Recensione
Exploring The Tributaries Vibrasphere
Cover image
trance dub Voti redazione e staff

Vibrasphere

Exploring The Tributaries

Tribal Vision Records

Dopo il remix ecco la prova sulla lunghissima distanza. E qui la trance non c’è più. È mutata nel dub. Nelle nebbie nordiche mescolate ai ricordi anni ‘90. Un post-new age da brivido che farà lacrimare gli amanti di Niels Petter Molvær, il guru dell’electrotrumpet post-Davis. Il viaggio è sempre sintonizzato su una stazione lontana, un dub post-Matrix che si incontra con il ritmo minimal e che apre la strada a una nuova onda di electromaniaci dal nord. Insomma: le lezioni di Erlend Oye (sullo storico Dj Kicks di qualche anno fa) e di Boards Of Canada hanno portato a un’estetica nordkitsch mélo ricca di spunti post-‘90: la melodia in rilievo, il tipico incedere minimal krauto, la fusione di sensibilità distanti e quindi la ricerca di un’identità che coniughi IDM e rave.

Suona strano andare a battere i lidi della trance, ma probabilmente la via – come già visto negli ultimi tempi per il dubstep - è proprio questa: partire da generi ultradefiniti e rimangiarseli da dentro. La già intensa carriera del duo svedese promette bene. Una fotografia che a tratti stupisce per la capacità di non eccedere, di non esagerare con i crescendo o con gesti musicali uberpop. Qui la bravura sta nel variare, nella non variazione. Pura attitudine minimal. Vale la pena fare un viaggio sull’iceberg deep dei Vibrasphere prima che si sciolga sulle spiagge di qualche dancefloor rivierasco. Le coordinate ci sono tutte: l’ambient classica di Ensueño, la ninna nanna a 8 bit di Forever Imaginary, l’incursione groovy-tech di Wasteland, la cassa dritta di In Control e di Isolation. Intelligent Trance Music?

(6.3/10)

Scheda: Vibrasphere

Pubblicazione: 01 Luglio 2007

File under: trance dub

| Archivio
Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2007)

Rss
copertina pdf #91