Recensione
Get Well Soon Starvations (The)
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cow punk rock Voti redazione e staff

Starvations (The)

Get Well Soon

Gold Standard Laboratories

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Cigolano e deragliano le corde, innescando riff fulminanti e brumosi, disegnando strisce di luce nel fosco. Il drumming è una questione di melma ed altre indefinibili sostanze (che immaginiamo con un brivido). Spuntano fisarmoniche, pianoforti e violini come parvenze d’anima (strumenti pilotati - sarà forse un caso? – da gentili fanciulle), perché c’è ancora un’anima, e con essa dei conti da saldare. Insomma, forma e sostanza mantengono quello che annunciava e prometteva il predecessore con qualche piccola apertura – diciamo così – spirituale, barbagli di luce nel fosco.

L’ascolto rimane comunque esperienze vibrante: per quella tribolazione Crazy Horse esplosa con piglio Clash che è Red Wine; per il modo in cui Oh Deputy! – graffiante e violento come un Bad Seeds, storto e angoloso come un Violent Femmes – tenta di scalzare piano piano la pelle dal cuore; per l’aria da ultima sbronza di Recipe For A Mess, valzer benedetto dalla scabra carezza di un violino (è Julie Carpenter, dei Gropius); per l’ordigno wave che si agita in American Funeral. Perché in Post-Climax Exhaustion capisci che Grant Lee Buffalo e Afghan Whigs non sono passati invano. Per la marcetta agra imbastita sul blues avariato di Not Me This Time, la cui macchinazione di triangoli, percussioni, vocoder e diavolerie varie rimanda allo spiritato bailamme di Swordfishtrombones.

Passano come figuranti gli altri pezzi, una ripetizione di strategie roots punk che riesce a non sembrare mai stanca: c’è sempre un’insidia nascosta da qualche parte, tra una distorsione compressa e lo sputo acido del canto, nel tremolare rapido di personaggi che non fanno né ricevono sconti, intricati nel proprio scampolo di maledizione. Canzoni di furia irrisolta, di nero disincanto e decrepito asfalto, talmente desuete da sembrare archetipo di se stesse. Hanno la forza di farti credere che se scendi a patti con loro puoi trovarle vere. Sembrano il grido rabbioso di qualcuno da qualche parte, ora.

(7.4/10)

Pubblicazione: 02 Aprile 2003

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2003)

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