Recensione
A Blackout To Remember Starvations (The)
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country rock Voti redazione e staff

Starvations (The)

A Blackout To Remember

Revenge

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L’esordio è febbrile, sferzante, crudo. Come uno schiaffo che sgombra il tavolo per l’urgenza di posarvi un bicchiere, una bottiglia e una pistola: l’apparecchiatura minima per ingoiare disillusione, il fiele di tutta una gioventù tradita, il lamento ruvido delle prospettive accartocciate. Non c’è da andare per il sottile, quella pistola, quell’alcool, quello squallore languido e minaccioso portano marchi di fuoco: quello dei Gun Club, innanzitutto, come nella fulminante Girl Of Stone o nella ballad a gola cauterizzata di Whorelove. Un vero e proprio invasamento quello per la band di Jeffrey Lee Pierce che in Queen Bee’s Lament cavalca mefistofelici riff (d’accordion e chitarra) degni del primo Cave, spinto addirittura fino al limite del metal in On The Burn.

Irruzioni punk sui sentieri del folk. Veemenza esasperata, crogioli ritmici, espettorazioni adenoidali, chitarre a coltellate: i Thin White Rope sull’orlo del collasso epatico in Whiskey Summer/Gin Fall, la scorribanda circa Pogues tra bettole e praterie di Boys From The Country Hell, l’asprezza sdegnosa dello Strummer giovane e gli angoli bruschi Crazy Horse di Curse Of The Loner. Poi, sottopelle, percepibili a squarci, inafferrabili amarezze (come nel ridanciano delirio pseudo-Wynn di Church Of The Doublecross), laconiche alternanze tra quiete e nevrastenia (le ascendenze Tom Waits/Jim Morrison di Ringfinger), incanti sul punto d’incendiarsi (il valzer scabro You Ruined X-mas, tra impeto sventato Jonathan Richman e strisciante teatralità Richard Hell). Country dark acido per il nuovo millennio.

(7.1/10)

Pubblicazione: 01 Gennaio 2001

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2001)

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