Aria di cambiamenti in casa Tarwater, sotto molti punti di vista. Il duo elettronico berlinese formato da Ronald Lippok (membro fondatore, insieme al fratello Robert, dei To Rococo Rot) e da Bernd Jestram, torna a tre anni di distanza dal precedente Dwellers On The Threshold con la chiara intenzione di rinnovarsi e mischiare un po’ le carte.
Innanzi tutto il cambio di etichetta, abbandonata la casa madre Kitty –Yo dopo quattro album, per la quale esordirono nel lontano 1996 con 11/6 12/10, decidono di approdare alla Morr Music, l’etichetta principe, almeno nel vecchio continente, del suono definito indietronica, grazie soprattutto alla lungimiranza del boss della label, Mr. Thomas Morr, e all’altissima qualità del proprio catalogo, che annovera tra le fila nomi del calibro di Lali Puna, Isan, Styrofoam, Manual, e molti altri.
Ma le novità non finiscono assolutamente qui; infatti anche a livello stilistico si può notare come The needle was travelling risulti molto più suonato rispetto ai precedenti lavori, con una grande ricchezza e varietà di strumenti (trombone, violino, violoncello), relegando la componente elettronica, di matrice prevalentemente analogica, al ruolo di discreta ma sempre gradevolissima comprimaria. Inoltre, la struttura di ogni singolo brano abbandona progressivamente le classiche reiterazioni dell’arrangiamento post, per avvicinarsi sempre di più alla forma canzone, guadagnandoci decisamente in appeal e fruibilità.
Anche l’umore del disco risente di questa piccola rivoluzione, mostrandosi all’ascoltatore in maniera più solare, giocosa, in una parola più pop, volendo utilizzare quest’ultimo termine nella sua accezione più positiva. Volendo fare un paragone con un altro campo artistico, si può tranquillamente dire che il percorso sonoro intrapreso dai Tarwater, partendo dall’affascinante, ma comunque criptico, desolato e minimalista Silur del 1998 fino a quest’ultimo album è lo stesso che alcuni cineasti tedeschi hanno compiuto descrivendo Berlino, iniziato con Fassbinder fino ad arrivare a Good bye Lenin, passando per Wenders.
All’interno dei quattordici brani che compongono il disco emerge chiaramente come Lippok e Jestram abbiano voluto contaminare la propria musica con le tipiche sonorità dei fratellini minori di casa Morr: Stone, è uno splendido volo a planare strumentale in perfetto stile Styrofoam, mentre Jackie sembra essere uscita dalle sessions di Welcome Tourist di Fleischmann, impreziosita dal malinconico cantato di Lippok. Across The Dial, pezzo che apre l’album, e Unseen The Disco possono considerarsi due standards tarwateriani: beat rallentato, suono profondo e una melodia quasi perfetta; il primo arricchito da dei ludici noises à la Kim Hiorthoy , il secondo da un’intro up-beat sinfonica molto accattivante.
C’è anche spazio per una cover, Babylonian Tower dei Minimal Compact, band post-punk belga-israeliana(?) , e per un pezzo decisamente virato nella dimensione più clubby, The People, la cui coda è stata affidata ad un coro di bambini accompagnata da delle sonorità arabeggianti, del quale sarà interessante sentire eventuali remixes. Il breve ma interessante interludio strumentale di Yeah, sembra essere uscito fuori direttamente dal catalogo della Rune Grammofon, mentre In a single place è puro suono made in Tarwater in salsa easy-listening. Conclude il lotto Home Tonight, con il contributo vocale di Dirk Dresselhuas, aka Schneider Tm, il quale, insieme a Marc Weiser dei Rechenzentrum e Hanno Leichtmann (Static), va a completare il parterre degli ospiti, e amici, illustri.
Dovendo tirare le somme The needle was travelling può essere considerato come l’incipit di una seconda fase nella carriera dei Tarwater, dove la ricerca melodica viene finalmente elevata a quella inerente la creazione e la manipolazione dei suoni, e grazie alla quale a goderne i frutti saranno in primis le orecchie e i cuori degli ascoltatori.
(7.0/10)
Scheda: Tarwater
Pubblicazione: 01 Gennaio 2005
File under: Indie Pop
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