Recensione
Sessions Sebastien Tellier
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Pop Voti redazione e staff

Sebastien Tellier

Sessions

Discograph

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Ha fama di proverbiale eccentrico (basta dare un’occhiata alle cover dei suoi dischi). E’ stato paragonato a Todd Rundgren, Robert Wyatt, Serge Gainsbourg e Badly Drawn Boy. In patria è tra i cantautori più acclamati, e anche dalle nostre parti i suoi primi due album (L'Incroyable Vérité e Politics, entrambi licenziati dalla Record Makers degli Air) sembrano aver raccolto opinioni favorevoli. Questo Sessions in realtà non è il tanto atteso terzo album di Sebastien Tellier, ma in un certo senso potrebbe esserlo: sulla scia delle recenti esibizioni live che lo hanno visto, tra gli altri, al fianco di Magic Numbers e Royksopp, il parigino riprende una decina di brani del suo repertorio incentrandoli interamente su piano e voce.

Niente a che vedere con gli arrangiamenti ricchi e le soluzioni delle versioni originali dunque, ma un cambio di veste che si fa sentire particolarmente in Bye Bye e League Chicanos, quasi del tutto stravolte - la prima diventa una ballad tra Richard Hawley e uno Stuart Staples vivace (sempre se riuscite a immaginarlo), l’altra un mini-dramma per Costello e il Weller stylecouncyliano - ; Tellier gioca a fare lo chansonnier intimista, mischiando le giuste dosi di mèlo, indole pop, sfumature jazzy (Black Doleur) e progressioni simil-canterburyane (Broadway) . Un’operazione che negli intenti potrebbe far pensare a Fragments For A Rainy Season di John Cale ma che come esito finale, per forza di cose, appare soltanto una mossa furbetta e nulla più: cambiato d’abito, il re in realtà è nudo.

(6.2/10)

Pubblicazione: 01 Maggio 2006

File under: Pop

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2006)

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