Uno che sguazza nell’oceano musicale da tredici anni non è un pischello qualsiasi, soprattutto se porta il nome di Jimmy Tamborello. Che si presenti sottoforma di James Figurine, Postal Service (con il fido Ben Gibbard) o Dntel, il Nostro ci gode parecchio a prendersi il suo tempo. Sei infatti gli anni trascorsi da Life Is Full Of Possibilities (Plug Research, 2001), cinque invece quelli necessari per portare a compimento Dumb Luck, in mezzo collaborazioni e progetti collaterali, utili poi, come sempre, quando arriva il momento di lavorare per sé.
E come il precedente, anche quest’ultimo disco pullula di nomi eccellenti: ad esclusione del primo e omonimo brano, in cui è lui in prima persona ad esporsi sotto una cascata di screzi elettronici e chitarre riverberate, fanno capolino Edward Droste dei Grizzly Bear (i bucolici echi vocali di To A Fault, come degli Akron/Family rabboniti), Valerie Trebeljahr e Markus Acher dei sempre attesi Lali Puna (ghigni robotici e voce monocorde su un’asciutta rigorosità deutsche per I'd Like To Know), Jenny Lewis dei Rilo Kiley (la futuristica country ballad di Roll On), quel prezzemolo di Conor Oberst, ma tanto siamo abituati a sentirlo dappertutto (il lamento aggraziato tra implosioni sintetiche di Breakfast In Bed), la fulgida Mia Doi Todd (l’agrodolce miscuglio elettroacustico di Rock My Boat).
Su tutti, a vegliare e accudire le stanze sonore scrupolosamente create ad personam, lui, Jimmy, con i suoi glitch gentili e generosi allo stesso tempo, con la sua attenzione per il dettaglio mai invadente, con i suoi synth ad avvolgere pattern ritmici sull’orlo del collasso. Che si prenda pure tutto il tempo del mondo, dunque, se questo serve a far maturare un frutto come Dumb Luck.
(7.1/10)
Scheda: DNTEL
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