Recensione
Original Pirate Material The Streets
Cover image
White Hip hop Voti redazione e staff

The Streets

Original Pirate Material

Locked On

Bookmark and Share Gallery

Il vero fenomeno del 2002 non si chiama Low, N.E.R.D. o Xiu Xiu e non viene dagli Stati Uniti. Il veo fenomeno del 2002 è The Streets, lo pseudonimo di Mike Skinner. Una base uk garage appena un poco pomposa, e un tipo dal forte accento che un po' parla, un po' canta, un po' rappa. Tanto basta per creare un mito.

Per The Streets l’emancipazione dagli stereotipi dell’hip hop di colore è totale. Il suo “hip hop bianco” è qualcosa di veramente nuovo - chiaramente le liriche giocano un ruolo chiave - e lo si sente seguendo passo passo i suoi quadretti di vita giovanile nei sobborghi inglesi (ma potrebbero applicarsi quasi tutti alla provincia italiana).

« Sit back in yer throne, turn off yer phone
Cos this is our zone
Videos, television, 64’s, Playstations
Few herbs and bit of Benson »
(da Has It Come To This)

Skinner ha fatto il salto di qualità perché è il primo rapper bianco veramente credibile all’interno di un contesto sociale («We walk the tightrope of street cred», come dice lui stesso). Original Pirate Material è quindi il primo disco in cui lo street cred è diventato qualcosa d’altro: il pub, la noia, lo spinello, la disoccupazione, le prese in giro tra amici (Don’t Mug Yourself), i ricordi dei rave e della prima pasticca di ecstasy.

In altri tempi versi come

« Point to the sky feel free
A sea of people all equal smiles in front and behind me
Swim in the deep blue see cornfields sway lazily
All smiles all easy where are you from, what you on and what’s your story [...]
We all smile we all sing
The weak become heroes then the stars align
We all sing all sing all sing»
(da Weak Become Heroes)

non sarebbero certo finiti in un disco di rap. Un rapper di colore non direbbe mai che “i deboli diventano eroi”, perché nel rap di colore, soprattutto americano, non c’è spazio per “i deboli”.

Come molto materiale Anticon, Original Pirate Material è anche un disco di rap che si ascolta senza doversi sentire un “White Negro”. È per questo motivo, tanto semplice da comprendere quanto scottante da enunciare, che il disco vende bene in Norvegia, in Germania e persino negli States (ed è in fondo è lo stesso fenomeno di identificazione che ha reso Trainspotting un film di culto, seguendo l’analogia tra un musicista com Skinner, un regista come Boyle e uno scrittore come Welsh).

Si potrebbe obiettare che quello di The Streets non è un rap ortodosso, perché in realtà metà parla e metà canta, e perché la base è un garage ben diverso dai beats dei N.E.R.D. o di un Timbaland. Per noi, è uno sganciamento dall'ortodossia che merita un

(8.0/10)

Scheda: The Streets

Pubblicazione: 01 Gennaio 2004

File under: White Hip hop

| Archivio
Lorenzo Casaccia

copertina pdf #91