Che tizio il pesarese Lorenzo Pizzorno! Ti chiede se ti va di ascoltare alcune delle sue canzoni, poi ti svela che ne ha incise più di quattrocento dei generi più vari, dal soul alla musica medievale. Lo guardi incredulo negli occhi e capisci… che non sta scherzando. Questa omonima raccolta di sedici canzoni chitarra e voce ne coglie forse l’aspetto più cantautoriale. Sono i numeri di un capace intrattenitore antifolk, i monologhi di un menestrello ubriaco di amore e vita, incontrollabili flussi di coscienza che spesso rasentano il delirio, a volte disperato, più spesso autoironico. Si sorride, si ride anche, oppure si sprofonda nell’amarezza più buia, resta il fatto che sono canzoni scritte bene, come non si sente spesso e tra le quali, lasciando perdere qualche episodio più pretenzioso e costruito (perdonabile data la mole della produzione), si ascoltano quelli che potrebbero tranquillamente essere dei nuovi classici della canzone d’autore italiana: È solamente una bazza, Ma non dovevo diventare come i Beatles? e Ma che bellosu tutte. Un talento nascosto che insieme ai vari Vittorio Cane e Stefano Amen potrebbe dare, se scoperto, nuovo lustro alla beneamata tradizione italica sulla scia di Moltheni, Babalot e Bugo.
(7.2/10)
Scheda: Pizzorno
Pubblicazione: 01 Aprile 2007
File under: art folk
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