Recensione
Solex Vs. The Hitmeister Solex
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Electro Pop Voti redazione e staff

Solex

Solex Vs. The Hitmeister

Matador

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Inciso per mezzo di un registratore analogico a otto piste, un microfono e il famigerato sampler acquistato fortuitamente a un asta, Solex Vs. The Hitmeister è la prima collezione di tracce home made di Elisabeth Esselink.

Come tutti gli esperimenti di questo tipo l’album nasce come un gioco, lo spasso di una musicista che si siede sul letto con un campionatore tra le ginocchia iniziando così, la sera di una giornata di lavoro, un personale divertissement. Il passatempo avrebbe potuto limitarsi a un karaoke su basi estrapolate da frammenti di dischi del suo negozio ma, poco alla volta, un gusto personale frutto di schegge di migliaia di ascolti inizia a dettare accostamenti tanto divertenti da assemblare quanto appetibili alla pubblicazione: quello che era un timido progetto si trasforma perciò in qualcosa di più serio, arricchito inoltre dalla collaborazione di amici quali Greet De Groot che apporta parti di violino, basso, chitarra e piano, successivamente campionate e inglobate nel collage.

Solex Vs. The Hitmeister, l’album su cui la Matador all’epoca scommise, presenta alcuni degli assi nella manica che faranno di Solex un piccolo caso discografico tre anni più tardi: ritmi sbarazzini e sincopati, voci accattivanti e soprattutto un sampling di piccoli frammenti a effetto messi in loop e poi sovrapposti a altri, senza mai cadere in intellettualismi o in risacche lounge.

Il curioso accostamento (mozzamento?!) di alcuni degli stili che la Esselink utilizzerà in futuro (funky, country, soul-jazz, industrial, new-wave di marca Devo) nonché l’originale leggerezza e nonchalance a lei propri sono semi fin d’ora ben piantati nelle dodici tracce di questo lavoro, che certamente non possiede ancora la magia del funambolico capolavoro Low Kick And Hard Bop, ma che non è neanche l’acerba e incompiuta opera prima che molti s’aspettano.

Se c’è un taglio apparentemente è quello del trip hop, genere all’epoca ancora in auge – siamo nel 1998, l’anno di Mezzanine dei Massive Attack e di Angels With Dirty Faces di Tricky – da cui la Essenlink trae buona linfa come si sente nell’iniziale One Louder Solex (una Bjork altezza di Post mescolata alla malinconia di Beth Gibbons) e nella convincente Solex in a Slipshod Style (una bassocentrica base Tricky per canto sonnacchioso a lume di candela e minime fischiettate al cielo da chanson française, che non sarebbero dispiaciute nemmeno agli AIR di Moon Safari – sempre dello stesso anno); ma è solo un’impressione, perché quel che emerge è una Solex a tratti aspra che, se da una parte fa affiorare gli amati campioni di slide e di fisarmonica che utilizzerà più spesso in futuro (Waking Up With Solex, Solex All Licketysplit) assieme a quel caratteristico (anti)jazz malfermo su base industriale caro a Foetus (Solex Feels Lucky), dall’altra è pronta a mollare le briglie affogando in cul de sac che prendono il nome di drum’n’bass in salsa robotica (When Solex Just Stood There) o di bjorkismi un po’ ingenuotti (Solex's Snag – che rischiano pure far scattare facili parallelismi emulativi). In definitiva, una musicista in bilico tra il promettente talento e la fortuna della principiante …ma si rifarà tra poco.

(6.5/10)

Scheda: Solex

Pubblicazione: 01 Gennaio 2004

File under: Electro Pop

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 1998)

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