Recensione
Ear Catcher Luca Lo Bianco
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Jazz Voti redazione e staff

Luca Lo Bianco

Ear Catcher

Fitzcarraldo Records

I migranti, i nomadi. Popoli che abbandonano un luogo inospitale per trasferirsi, a volte senza una meta ben precisa, in luoghi “altri”, a contatto con culture spesso molto diverse dalla loro. Eppure capaci di apprendere “nuovi linguaggi, sovrapponendoli ai ricordi di un territorio che non hanno mai avuto” (dalle note di copertina dell’album). L’etnomusicologia li definisce “mediatori culturali” (penso agli zingari), l’ignoranza li relega ai margini della società, mentre la poesia romantica ne ha esaltato il grande senso di libertà. In ogni caso, le popolazioni nomadi rappresentano l’essenza stessa della contaminazione, che nel loro caso diviene necessità, diviene vita. 

E’ probabilmente questo il motivo che ha spinto Luca Lo Bianco a dedicare il suo secondo album proprio ai migranti. Dopotutto il jazz, genere di riferimento del bassista siciliano, è di per sé musica interculturale, interrazziale e (a modo suo) nomade, in quanto linguaggio che ha fatto il giro del mondo, contaminandosi con qualsiasi stile fosse venuto a contatto. Dopo il “concept” sulla misteriosa storia del matematico Ettore Majorana (La Scomparsa Di Ettore Majorana), Lo Bianco ritorna dopo due anni con un album tutto strumentale, che guarda al jazz da una prospettiva molto ampia, passando dal jazz rock alla fusion (Bar Code), dal funk (Overnight) al trip hop (interessante la rilettura di Teardrop dei Massive Attack). In una formazione a cavallo fra il jazz e il rock (chitarra, basso, batteria e sax) spicca il violoncello di Marco di Fonte, che sa rubare momenti di grande poesia (They Are Still Watching Us), abbandonandosi spesso ad un lirismo dall’ampio respiro che dona calore laddove la freddezza lo richieda.

(6.7/10)

Scheda: Luca Lo Bianco

Pubblicazione: 03 Giugno 2009

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Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2009)

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