La giocano ancora sull’incubo cosciente, The Present. Il qui e ora dell’allucinazione per nulla solare che si astrae perché il buio è uguale ovunque. Un po’ ambientale, un po’ industriale, un po’ legato alle Loro Oscurità Kraute, un po’ al buon Tibet, The Way We Are è una prova senza dubbio autocompiaciuta. Il che vuol dire un po’ di manierismo ma un sapiente sapersi fermare prima dell’ovvio che stufa. Niente di imprevedibile ma un buon ponte tra alcune musiche che, in realtà, si sono sempre parlate da lontano.
Si parte con Medman, una matematica aliena, un riff angolare da avant-noise newyorkese col silenziatore. Space Meadow, titolo che dice già tutto, è una fumata nera che sa soprattutto di Tangerine Dream periodo Alpha Centauri. L’avanguardia di La Monte Young dietro a Shapeshifter, prima nella trasmutazione in un crogiolo di piatti. Ancora cosmica tedesca (Cluster e pachiderma faustiano) in Press Play. E con il rumorismo dei pianeti con cui inizia la title-track il gioco è fatto. Non è un caso che questa recensione abbia voluto seguire l’andamento dei brani. E che per concludersi ne segua l’interminabile pezzo conclusivo. Non è solo perché l’andare “di maniera” ha contagiato chi scrive, ma anzi proprio per seguire quella navigazione tra mondi che ci porta a compiere questo disco. Che prosegue, non stupisce neppure questo, in una free-form ambiental-industriale che decreta l’ennesimo punto di contatto tra il trip della musica popolare e le scorribande intellettuali la musica colta. Nonché in un lungo intermezzo pastorale che entra in risonanza con i primi minuti dell’album e si scurisce schiarendo quelli. E in una coda infinita che usa persino i Black Dice. In tutto fa più di mezz'ora di brano conclusivo.
Abbiamo cento di questi dischi a cui siamo affezionati. Molti altri ne abbiamo scartati. Ora ne avremo cento e uno, a cui fare posto nella nostra discografia.
(7.2/10)
Scheda: Present (The)
Pubblicazione: 09 Giugno 2009
File under: ambient-kraut
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